“Boys don’t cry”. Well, they do actually.   4 comments

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Lo Gnomo mio è un tipo tosto. E so di cosa parlo. 

Gennaio 2012

Il pulman della scuola di sci del miniclub riparte alla fine della giornata con tutti gli orsetti, o gli squaletti o come si chiamano gli sciatori semi principianti. Tutti meno uno. Si sono scordati lo gnomo a fine pista.

Mi immagino la scena sul bus.
“Eh, toi, di, Jean-Paul-Jacques, me parev que all’allè c’eren disciassettè bambinì et mo mo al retour ce n’est solament sedicì? Arretem le bus tous de suit!”

Ma que! Pierre-Philippe! Parbleu! Jamais! Que ma femmme a preparè les crepes al tartufon et la chocolat chaude me se raffredde! Je te dit que il sont disciassette le bambinì sul bus! Testulin!!!”</</>

Lo gnomo dimenticato non si è perso d’animo, si è rimesso gli sci e si è fatto un’ora e mezza di piste francesi chiedendo indicazioni di qua e di là, mostrando il braccialetto del ClubMed del nostro hotel ed è approdato all’hotel che già avevano chiamato la polizia. Pare che la sua prima richiesta sia stata una cioccolata ma bella forte e con dimolta panna montata, please.

Quando, molte ore dopo, ho capito cosa fosse accaduto, devo dire che non l’ho presa con classe. Se ascoltate l’eco in certe zone alpine tra Francia e Svizzera, ancora si sentono le mie urla.

 

Maggio 2013

Londra, nove di sera, bambini pigiamati o quasi scatta l’allarme antincendio dell’hotel.

Capiamo che non è un’esercitazione dalla fiumana di gente che si riversa nel corridoio verso le uscite antincendio.
Raccattiamo giacche e scarpe e ci mettiamo in coda pure noi verso le scale di emergenza. Esterne. Costruzione circa 1890. Sembrano fatte col fil di ferro.
Gnoma che ha la panicata facile, comincia a urlare che moriremo tutti nel fuoco e/o – failing that – le scale cederanno sotto il peso della folla umana e precipiteremo nel vuoto.
Grazie Gnoma. Ora ci sentiamo tutti meglio.

In tutto questo casino lo Gnomo scompare.

Lo ritroviamo cinque eterni minuti dopo che discute con un pulisman. Non proprio discute. Sembra stia dando istruzioni precise. “Quando vedi mia mamma e mio papà ci devi dire che io sono al bar, quel bar là, hai capito?”
“Ma Gnomo, santa pazienza, che ci andavi a fare al bar?” gli ho chiesto appena ho smesso di iperventilare e ho potuto parlare di nuovo.
“Mi facevo dare una colacola alla ciliegia”
“Ma con quali soldi pagavi?”
“Figurati! quelli appena gli dicevo che ero scampato all’incendio e che la mia famiglia era ancora dentro, intrappolata tra le fiamme (grattata strategica di Alfa che ha imparato a fare gli scongiuri Italian Style), quelli mi davano tutta la colacola che volevo. Forse anche una RedBull! Ci pensi mamma, una RedBull? “
ha aggiunto con occhio sognante.

Vi ho raccontato tutto questo per farvi capire quanto mi sia sembrato surreale quanto accaduto ieri mattina.

Fervevano i preparativi per la partenza di Gnomo grande per la gita scolastica di 5 giorni 5 sulla costa belga. Per settimane ha contato i giorni, poi ha cominciato a contare le ore, tanto non stava più nella pelle.

Urla dal bagno. Mi affaccio. Gnoma piagnucola che Gnomo l’ha spintonata.

“Perchè lei mi prende in giro!” Aria di tempesta negli occhioni azzurrerrimi del mio Gnomo “Dice che… dice che – sob sob – che a me mi mancherà la mamma, che però mica è vero – sob, strasob – che a me mi manchi, mum … buaaaahhhhhhhha” Pianto a dirotto. Lo Gnomo non piange, tracima.

Colta alla sprovvista dal comportamento atipico ho improvvisato.

“Ma tesoro è normale che tu ti senta così, ma fidati passerà. E ti divertirai un sacco. E tu Gnoma, pure te, come ti viene in mente di dirgli una roba così….”

Complimenti Audrey Montessori, una tattica vincente. Adesso ne hai due che piangono in stereo.

“Senti, Gnomo, vuoi che ti accompagni io alla partenza del bus, anzichè papy?”
(Ti prego di che no, di che no… ci ho messo due mesi a fissare la lezione individuale di Pilates sul Reformer – storia lunga, vedi google for further info)

“Sì mum, per favore …”
Eccallà. Bye bye reformer.

Lo Gnomo si è leggermente ripreso e siamo arrivati alla partenza dei pulman un po’ rasserenati. Però mentre mi faceva ciao ciao dal finestrino, si vedevano due grossi lacrimoni che scendevano giù. Meno male che gli avevo dato un pacchetto di fazzolettini al volo.

Piccolo, il mio Gnomo grande.
Porta 38 di scarpe, è alto quanto me – non che ci voglia molto, ma …- , traduce con competenza alla sorella piccola i concetti piccanti di Mamma Mia spiegandole che “she had lots and lots and lots of boyfriends and now she is not sure which one is the daddy, capisc?, ma alla fine è sempre un piccolo gnomolo novenne.

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Pubblicato giugno 5, 2013 da propriocomeaudrey in Uncategorized

Non proprio come Audrey   5 comments

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Sono tornata, ma fate come se non ci fossi.

Il jet lag l’è ‘na bruta bestia! E non ti colpisce il primo giorno. Mica! Quello, il jet lag, il primo giorno ti da` una scarica di adrenalina che ti senti una tigre!
Superefficiente, superorganizzata, ho fatto quattrocento telefonate per ritrovare una delle valigie che si era persa in transito (la mia), ho textato a destra e a manca per dire che “…sì sì son tornata. New York? Fantastica! Fuso orario? Macchè ! Sono in gran forma! Ho dormito quattro ore sull’aereo e mi sento benissimo! Il segreto è bere tantissima acqua”. Una sborona insopportabile.

E giustamente sono stata punita . Oggi a momenti imboccavo l’autostrada contromano.

Perchè il jet lag quell’infamone, ti lascia fare la fighetta il primo giorno che torni e il secondo ti acchiappa e ti stende. Ora c’ho due borsettine sotto gli occhi talmente prominenti che quasi vanno a sbattere sulla tastiera mentre scrivo. Altro che bere tanta acqua! Sono praticamente un cammello, faccio plin plin ogni quarto d’ora, il che, lasciatemelo dire, insieme alle borsettine non è che proprio facilitino la vita sociale.

Appena mi riprendo vi racconto qualcosa. Sempre che non vada prima a sbattere contro un palo.

Pubblicato maggio 29, 2013 da propriocomeaudrey in Uncategorized

“Start spreading the news, I am leaving today….”   13 comments

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Faccio le valigie. Una settimana a New York! Lo so , lo so, è un lavoro sporco ma qualcuno deve pur farlo. 

 

Ci sentiamo quando torno!

 

 

 

Pubblicato maggio 17, 2013 da propriocomeaudrey in Uncategorized

Per la serie abbiamo provato per voi. Scuse a prova di maestra inglese.   2 comments

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Qualche scusa per evitare di accompagnare la classe dei vostri marmocchietti urlanti e sudanti, alla gita scolastica della settimana o ad altre svariate attività ludiche che prevedono viaggi in pulman e/o obbligo di stivali di gomma (orrore!!) o scarpe senza tacco (doppio orrore!!)

 

#1 Mi sono appena fatta montare 3 cm di unghie rinforzate al plutonio e ancora non ho ancora riacquistato il completo controllo delle mani

#2 Ho appuntamento per farmi mettere le esctenscions. Non posso proprio rinviare. La stilista di Princess Kate viene apposta da Londra

#3 Domani devo essere in questura alle 11 per la firma settimanale. Come dice? No, niente una vecchia storia e poi quella roba che hanno trovato in macchina non era mica mia! 

 

# 4 Ho questa rara allergia ai bambini. Degli altri. A volte anche ai miei.

 

#5 Oh sì  la accompagno volentieri!! Pensi che sono due giorni che non esco di casa! Abbiamo dovuto fare una disinfestazione da pidocchio (sgrat sgrat!!) Come dice? Ha già un altro volontario? Peccato! Verrò un’altra volta!

#6 Non posso!! Viene l’esperto di fen shui a riequilibrarmi il salotto!

#7 Mi hanno chiamato per un provino per l X factor.

#8 Non posso per motivi religiosi.

 

Per la cronaca. Queste sono le scuse che mi vengono in mente DOPO aver detto che certamente signora maestra! L’accompagno volentieri alla gita alla fattoria della patata, nel villaggio dimenticato da dio alla fine del mondo! Alle maestre inglesi non so dire di no. Sono sempre così gentili, sorridenti e piene di entisiasmo, come si fa a dire di no? Mio marito dice che sotto sotto sono  una tenerona e tutti riescono a intortarmi.

 

E ora scusatemi, ma devo andare a cercare quei maledetti stivali di gomma! 

Pubblicato maggio 15, 2013 da propriocomeaudrey in Uncategorized

Stai serena, e` solo cacca!   11 comments

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“Cabinet medical du Dr Doc, je vous ecoute?”

“Pronto? Prontoooo? Mi senteee? Sono Audrey, avrei una certa urgenza, c’e` ancora il dottore?”

“Si` si`, stava per uscire “

“Prontooooo?! Prontooooo?!”
“Si` Audrey, ti sento. Che succede?”
Audrey si ricompone parzialmente.
“Dunque la Gnoma mi ha appena annunciato che stamattina, nella cacca che ha fatto, c’era ….. uuuuh che schifo …. non riesco a dirlo.”
“Cosa c’era Audrey?”
“Un verme. Dice che c’era un verme”
“Audrey, devi stare calma. Che se no spaventi la bambina.”
“Ma quale spavento la bambina! Quella e` tutta contenta! Si e` fatta dare due euro dal fratello per poter guardare il verme e ne voleva altri due per lasciarglielo tirar su dal water con un bastoncino”
“Ma tu l’hai visto sto verme?”
“Io, veramente no. Non mi hanno detto niente. Li ho sentiti ora che ne parlavano”
“Come lo ha descritto?”
“Descrittooooo? Descrittooo? Ma io gia` mi sto sentendo male cosi` !!! Aspetta che chiedo”
“…..”
“Dice che era come uno spaghetto”
“Allora potrebbe essere una tenia, ma e` piuttosto rara e poi la piccoletta non ha altri sintomi, vero?”
“No, sta benissimo!”
“Guarda, nove volte su 10 questi vermi li vedono solo loro. Pero` e` il caso di monitorarla”
“Vale a dire?”
“Vale a dire che ti deve dire quando fa la cacca e tu vai e controlli.”
“Controllo? Vuoi dire … la cacca?”
“Si` Audrey controlli la cacca. E se vedi i vermi anche tu, allora le facciamo fare una curetta”
“Ma io non ce la faccio a mettere il naso nella cacca della Gnoma. Vuoi che muorooooo? Stasera andiamo al ristorante indiano. L’hai mai vista una cacca dopo il ristorante indiano? Ma non si potrebbe farle fare un prelievo di sangue? O darle comunque un vermifugo ? Aspetta, no, potrei farle fare la cacca nel vasino, sigillarlo col domopack e portarlo al laboratorio , oppure potrei ….”
“Arrivederci, Audrey. Stai serena e` solo cacca.”
Audrey riattacca e si siede sconsolata. In sottofondo si sente la voce cantilenante della Gnoma.

“Mamma, mamma, se e` davvero un verme, lo possiamo tenere? Possiamo? Eh, che dici? Possiamo? Di` di si` mamma, pleeeeeease!!!!!”

Pubblicato aprile 27, 2013 da propriocomeaudrey in Uncategorized

Once upon a time ….   6 comments

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C’era una volta un Granducato piccolo piccolo piccolo nel bel mezzo dell’Europa. E in questo Granducato c’era una Grande Città. E miglia e miglia lontano dalla grande città c’era un villaggio con tante casettine, fiorellini e mucche che fanno il latte e talvolta anche la cacca.

In una di queste casette viveva una Signora con il suo Alfa marito e due bimbi tutti  belli, simpatici e gentili, seppure a targhe alterne. Questa  Signora aveva avuto tutto dalla vita per essere felice e contenta foreverafter, ivi inclusi   quattro grandi armadi alti fino al soffitto tutti pieni di scarpe e borse e vestiti e una collezione di cappelli vintage di ogni sorta di cui andava particolarmente fiera.

Era contentona la Signora? Col cavolo che.

Tutte le mattine si addannava a cercare quaderni scomparsi, scarpe scompagnate, calzini misteriosamente svaniti e astucci dimenticati. Come se non ci fosse un domani. Come se mandare a scuola i figli con tutti gli accessori giusti fosse una questione di vita o di morte.  La sciagurata madre aveva persino fatto una check-list con i colori assortiti e l’aveva appesa in bella mostra nell’ingresso, per facilitarsi il compito. Ma glielo facilitava? Col cavolo che. Perché la sventurata non capiva che  il disordine e il caos sono parte della vita quando si hanno figli ed è inutile addannarsi a cercare di batterlo sul tempo. Quello, il caos, e` sempre una spanna avanti a noi.

E la Signora alzava la voce. Ogni giorno un pochino di piu`. E ogni volta si sentiva stupida e inadeguata, ma non riusciva a controllare quell’ansia che la prendeva quando non trovava qualcosa. O quando i bimbi non erano pronti in tempo.

Una mattina i suoi urli risvegliarono la Fata della Marana.

“Oeh Signo`, m’hai scucciato co’ ‘sta camurria tutti i santi giorni! Beccate ‘sto incantesimo acca` e statte bbbuono!”
La Fata della Marana era emigrata nel Granducato molti anni prima della Signora ma non aveva perso l’accento.

La Signora colta da oscuro presentimento corse ad aprire i suoi armadi e quello che vide le gelo` il sangue. Dagli scaffali della scarpiera erano sparite tutte le scatole trasparenti dove conservava le sue belle calzature a tacco 12 e giu` di li`. Al loro posto erano comparse file e file di sandali Birkenstock, nelle declinazioni di rosa, verde acqua e arancione. Talune avevano anche i pupazzetti Hello Kitty gia` attaccati sopra. Continuo` freneticamente ad aprire gli armadi uno dopo l’altro, ma non si era salvato niente. I vestiti a portafoglio, i tubini neri e le borse …. tutto scomparso. Gli scaffali erano stipati di jeans scoloriti a vita alta, camicie color pastello e “nooooooooo!” Urlo` la Signora “la borsa a tracolla tipo Tolfa nooooooooooo!”

“T’aggio risistemato u’ guardarobba signo`!” disse la Fata della Marana “Fino a quando non imparerai ad essere gentile e tollerante con i tuoi bei bambini, e a controllare quel cavolo di caratteraccio che ti ritrovi, specie alla mattina prima del terzo caffe`, i tuoi vestiti me li tengo io”.
“Aspetta, ma un minuto fa non parlavi con l’accento napoletano?” obbietto` la Signora mentre cercava di rimuovere un’incrostatura di strass dalla tasca posteriore di un paio di jeans.
“Questa e` la mia favola e io parlo come mi aggrada? T’è capi` Testulin!? Ti consiglio di cominciare a fare gli esercizi di respirazione yoga, con un po’ di buona volontà per Natale riavrai i tuoi stivali di pelle. Forse. ” E drappeggiandosi addosso un vestitino Diane Von Furstenberg, collezione Vintage 1976, a scacchi bianchi e verdi, usci` dalla porta del giardino.

E questa e` la storia che raccontero` stasera ai due gnomi, sperando mi possano perdonare la sfuriata di questa mattina.

Pubblicato aprile 19, 2013 da propriocomeaudrey in Uncategorized

Comunicazione di servizio   9 comments

Qualcuno può cortesemente darmi informazioni su come iscrivermi al concorso Marito Grullo dell’anno? Vinco di sicuro.

 Alfa, che è a Londra per il fine settimana, ha pensato bene di creare un conto Facebook per la su’  mother  (mia suocera) la quale, come primo atto ufficiale di governo, mi ha subito chiesto l’amicizia. Adesso che faccio? Creo un profilo alternativo per le minkiaggini non suocera-friendly? Chiudo il conto? Me la prendo con gli hackers ( dopotutto se funziona per Grillo….)? Spargo la voce che Zuckerberg ha deciso di far cassa e farà pagare una tassa di iscrizione?

Pubblicato aprile 14, 2013 da propriocomeaudrey in Uncategorized