Archivio per giugno 2013

Di sicurezza termonucleare e altre quisquilie.   11 comments

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Vivo in questa cittadina rurale da circa dieci anni, ma è solo da quando ho smesso di lavorare che mi accorgo di quello che succede intorno a casa mia durante il giorno.

Cioè molto poco. Praticamente nulla.

Tuttavia, ogni due o tre settimane, a mezzogiorno in punto (posso essere precisa e circostanziale quando si avvicina l’ora del pranzo)  si sente una sirena sparata a volume altissimo che, beh…. sirenula, per due o tre interminabili minuti.

Ho sempre pensato che provenisse dal panificio che si trova dall’altro lato della valle. Che so, sirena del pranzo? In fondo a Roma sparano un colpo di cannone dal Gianicolo a mezzogiorno(a proposito, ma succede ancora o con i tagli alle spese l’hanno sostituito con uno spruzzo di pistola ad acqua?) …

 

Ho catalogato l’evento alla voce “fatti inspiegabili del Lussemburgo”, voce che peraltro sta diventando sempre più lunga, praticamente una Treccani. E non ci ho pensato più.

Fino a Venerdì scorso.

 

Stavamo andando a cena da amici che abitano in Francia, a circa una quarantina di Km da qui. Mentre io smanetto col GPS, visto che come al solito ci siamo persi, Alfa mi indica con la testa un edificio urendo sormontato da tre torri fumanti un fumazzo nero, in puro stile Signore degli Anelli. Mordor. Solo un po’ peggio.

“Vedi, quella  è la centrale nucleare di cui ti parlavo.

“Centrale nucleare? Mi stai dicendo che abbiamo comprato casa vicino ad una centrale nucleare?”

“Beh   non è proprio vicino vicino, saranno almeno 50 Km”

“Certo, perché alle polveri atomiche gli pesa il didietro e al 49esimo Km lasciano stare  e tornano indietro”

Alfa deve aver percepito un filo di sarcasmo nella mia voce e ha aggiunto

“E` strano che non sapessi della centrale, ogni terzo lunedì del mese il comune del nostro villaggio lancia una simulazione dell’allarme termonucleare. Fanno suonare una sirena. Così se tu senti la sirena sai cosa devi fare”

(Come no? Buttare la pasta!)

Panico “E cioè? Cosa si fa in caso di allarme nucleare?”

“Beh ” sguardo furbetto di Alfa “Per prima cosa metti i bambini in macchina …”

“Hai poco da alzare il sopracciglio britannico, ma certo che metto in macchina i bambini prima di tutto ….”

“No, perche` a Londra, quando c’e` stato l’incendio in hotel  avevi infilato 3 paia di scarpe tue in borsa ma non hai preso le scarpe della Gnoma o i passaporti…”

“Vabbe` Alfa, ma quelle erano Chanel, capisci? Chanel!!!”

Gia` vedo i titoli. Lussemburgo. Madre snaturata carica in macchina le proprie scarpe prima dei figli.

“Lasciamo stare, continua magnanimo Alfa. Carichi tutti in macchina e parti in direzione Nord. Lo sai Audrey dove è il nord?”

“Dove c’è il muschio sui tronchi degli alberi? Ma se sto guidando sull’autostrada, mica posso  fermarmi a controllare il muschio? Mi serve un indirizzo, una coordinata GPS, no, aspetta due coordinate, latitudine e quell’altra…”

“Fai così Audrey, in caso di allarme termonucleare metti nel GPS l’indirizzo di Londra, così vai verso nord”

Probabile. Cosi` mi ritrovo sfollata a casa di mia suocera e senza nemmeno il conforto delle mie Chanel. No grazie, prefererisco le polveri atomiche.

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Pubblicato giugno 12, 2013 da propriocomeaudrey in Uncategorized

“Boys don’t cry”. Well, they do actually.   4 comments

boys

Lo Gnomo mio è un tipo tosto. E so di cosa parlo. 

Gennaio 2012

Il pulman della scuola di sci del miniclub riparte alla fine della giornata con tutti gli orsetti, o gli squaletti o come si chiamano gli sciatori semi principianti. Tutti meno uno. Si sono scordati lo gnomo a fine pista.

Mi immagino la scena sul bus.
“Eh, toi, di, Jean-Paul-Jacques, me parev que all’allè c’eren disciassettè bambinì et mo mo al retour ce n’est solament sedicì? Arretem le bus tous de suit!”

Ma que! Pierre-Philippe! Parbleu! Jamais! Que ma femmme a preparè les crepes al tartufon et la chocolat chaude me se raffredde! Je te dit que il sont disciassette le bambinì sul bus! Testulin!!!”</</>

Lo gnomo dimenticato non si è perso d’animo, si è rimesso gli sci e si è fatto un’ora e mezza di piste francesi chiedendo indicazioni di qua e di là, mostrando il braccialetto del ClubMed del nostro hotel ed è approdato all’hotel che già avevano chiamato la polizia. Pare che la sua prima richiesta sia stata una cioccolata ma bella forte e con dimolta panna montata, please.

Quando, molte ore dopo, ho capito cosa fosse accaduto, devo dire che non l’ho presa con classe. Se ascoltate l’eco in certe zone alpine tra Francia e Svizzera, ancora si sentono le mie urla.

 

Maggio 2013

Londra, nove di sera, bambini pigiamati o quasi scatta l’allarme antincendio dell’hotel.

Capiamo che non è un’esercitazione dalla fiumana di gente che si riversa nel corridoio verso le uscite antincendio.
Raccattiamo giacche e scarpe e ci mettiamo in coda pure noi verso le scale di emergenza. Esterne. Costruzione circa 1890. Sembrano fatte col fil di ferro.
Gnoma che ha la panicata facile, comincia a urlare che moriremo tutti nel fuoco e/o – failing that – le scale cederanno sotto il peso della folla umana e precipiteremo nel vuoto.
Grazie Gnoma. Ora ci sentiamo tutti meglio.

In tutto questo casino lo Gnomo scompare.

Lo ritroviamo cinque eterni minuti dopo che discute con un pulisman. Non proprio discute. Sembra stia dando istruzioni precise. “Quando vedi mia mamma e mio papà ci devi dire che io sono al bar, quel bar là, hai capito?”
“Ma Gnomo, santa pazienza, che ci andavi a fare al bar?” gli ho chiesto appena ho smesso di iperventilare e ho potuto parlare di nuovo.
“Mi facevo dare una colacola alla ciliegia”
“Ma con quali soldi pagavi?”
“Figurati! quelli appena gli dicevo che ero scampato all’incendio e che la mia famiglia era ancora dentro, intrappolata tra le fiamme (grattata strategica di Alfa che ha imparato a fare gli scongiuri Italian Style), quelli mi davano tutta la colacola che volevo. Forse anche una RedBull! Ci pensi mamma, una RedBull? “
ha aggiunto con occhio sognante.

Vi ho raccontato tutto questo per farvi capire quanto mi sia sembrato surreale quanto accaduto ieri mattina.

Fervevano i preparativi per la partenza di Gnomo grande per la gita scolastica di 5 giorni 5 sulla costa belga. Per settimane ha contato i giorni, poi ha cominciato a contare le ore, tanto non stava più nella pelle.

Urla dal bagno. Mi affaccio. Gnoma piagnucola che Gnomo l’ha spintonata.

“Perchè lei mi prende in giro!” Aria di tempesta negli occhioni azzurrerrimi del mio Gnomo “Dice che… dice che – sob sob – che a me mi mancherà la mamma, che però mica è vero – sob, strasob – che a me mi manchi, mum … buaaaahhhhhhhha” Pianto a dirotto. Lo Gnomo non piange, tracima.

Colta alla sprovvista dal comportamento atipico ho improvvisato.

“Ma tesoro è normale che tu ti senta così, ma fidati passerà. E ti divertirai un sacco. E tu Gnoma, pure te, come ti viene in mente di dirgli una roba così….”

Complimenti Audrey Montessori, una tattica vincente. Adesso ne hai due che piangono in stereo.

“Senti, Gnomo, vuoi che ti accompagni io alla partenza del bus, anzichè papy?”
(Ti prego di che no, di che no… ci ho messo due mesi a fissare la lezione individuale di Pilates sul Reformer – storia lunga, vedi google for further info)

“Sì mum, per favore …”
Eccallà. Bye bye reformer.

Lo Gnomo si è leggermente ripreso e siamo arrivati alla partenza dei pulman un po’ rasserenati. Però mentre mi faceva ciao ciao dal finestrino, si vedevano due grossi lacrimoni che scendevano giù. Meno male che gli avevo dato un pacchetto di fazzolettini al volo.

Piccolo, il mio Gnomo grande.
Porta 38 di scarpe, è alto quanto me – non che ci voglia molto, ma …- , traduce con competenza alla sorella piccola i concetti piccanti di Mamma Mia spiegandole che “she had lots and lots and lots of boyfriends and now she is not sure which one is the daddy, capisc?, ma alla fine è sempre un piccolo gnomolo novenne.

Pubblicato giugno 5, 2013 da propriocomeaudrey in Uncategorized