Archivio per febbraio 2013

Ooooooommmmmmm Oooooommmmm Ooooooommmmmm   12 comments

grrrr

La giornata è partita maluccio.

“Come sarebbe parti giovedì?! La conferenza ad Abu Dhabi è da lunedì a venerdì, guarda, ho messo le date sul calendario in verde. Corrette, verificate e confermate. Non puoi partire già giovedì, ho un sacco di cose da fare per il weekend, abbiamo anche i biglietti per il teatro, ho prenotato la baby sitter ….porca miseria, Alfa, sempre la stessa storia!”

E infatti. Sempre. La. Stessa. Storia.

All’inizio dell’anno lavorativo, a Settembre,  Alfa mi consegna la lista approssimativa dei suoi viaggi di lavoro. Io segno le date sul mio diario in rosso, significa che sono da verificare e che potrebbero cambiare. Una volta che la segretaria prenota i voli, le date diventano verdi. Significa che sono confermate e che in quella settimana Alfa non è a casa e io mi organizzo di conseguenza.

Questo in un mondo perfetto. E la perfezione come tutti sanno non è di questo mondo. Sicuramente non di quello di Alfa.

Alfa sta alla precisione come la doppia debraiata sta ad una macchina col cambio automatico. Mio marito, per quanto abile statistico che macina numerini piccoli, grandi e con un sacco di virgole tutti i santi giorni, (e infatti lo pagano per andare ad Abu Dhabi a parlare davanti a delle diapositive piene zeppe di numerini grandi, piccoli, con tante frazioni, con le x e le y)  quando si tratta di orari e date è di un approssimativo da competizione. Se ci pensate è strano, in fondo orari e date sono sempre numeri, no? Quindi o mi conferma date sbagliate o si scorda quando le date cambiano. E io mi ritovo ogni volta a dover cancellare impegni per far fronte alla sua nuova agenda lavorativa. Se pensate che Alfa è in viaggio  circa una volta al mese capirete che mi sia leggermente alterata quando  stamattina fresco fresco mi dice che “dobbiamo fare attenzione che ci siano abbastanza camice pulite e stirate entro giovedì”.

Alfa usa il plurale maiestatis al contrario. Quando dice DOBBIAMO fare attenzione significa che IO devo fare attenzione alle sue camicie.

Insomma, il plurale indebito è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Non erano neanche le 7 del mattino che già ero in modalità L’Esorcista, con la bava alla bocca e la testa che roteava di 360 gradi.

La cosa più graziosa che ho detto è stata ” … e quelle beeeeeep di camicie stiratele da solo! Beeeep! Beeeep!

Ho capito di avere esagerato quando ho sentito la gnoma chiedere al fratello “Ma che dici, la mamma vuole divorziare da papà?” Mentre già mi saliva il groppo in gola e i sensi di colpa galoppavano senza frontiere, quel mito di mio figlio rispondeva “Mah . Forse mamma chiederà il divorzio, ma papà si presenterà in tribunale il giorno sbagliato, quindi stiamo tranquilli!”

 

Pubblicato febbraio 28, 2013 da propriocomeaudrey in Uncategorized

Per la serie “Abbiamo provato per voi…”   7 comments

manicure

Cose che non si possono fare senza rovinare la vostra impeccabile manicure:

Aprire una scatoletta di tonno

Stappare una bottiglia di prosecco

Svuotare il contenitore dell’aspirapolvere

Ricaricare il cellulare (ossia aprire il cosettino in cui si inserisce lo spinotto del ricaricatore)

Svuotare la lavastoviglie

Caricare una lavatrice

Aprire il porta merenda della gnoma

Chiudere il porta merenda della gnoma

Svitare la moka

Pescare un qualunque oggetto dal fondo della borsa

Tirare su la zip dei jeans

E non sto parlando di artigli laccati, appuntiti e ricoperti di swaroski, sto parlando di uno smalto rosso scuro su unghie corte. E io non sono una che si dedica all’extreme houseworking, ho semplicemente fatto le cose che faccio tutti i giorni.

Allora mi chiedo: premesso che “I believe in manicure” è il mio mantra, ma tutte quelle signore strafiche che vedo in giro con questi unghioni maculati impeccabili, con su brillantini, decalcomanie di Hello Kitty e icone russe in miniatura,oltre ad avere una donna delle pulizie, una cuoca e un giardiniere, hanno anche assunto una personal assistant che gli tira su la cerniera dei pantaloni? Avrei tanto voluto assistere ai colloqui per la selezione ….

Ps in compenso si poteva andare a votare tranquillamente senza sbeccarsi lo smalto. Ma visto come sta andando mi sa che ci sono andate solo quelle con le unghie ad artiglio e la faccina di Hello Kitty tatuata sul didietro. Che tristezza.

Pubblicato febbraio 25, 2013 da propriocomeaudrey in Uncategorized

In cucina col cuoco nudo.   6 comments

Jamie

Ho conosciuto Jamie Oliver dieci anni fa, quando ho sentito parlare per la prima volta del “naked chef”. Io sono una che ama unire l’utile al dilettevole, quindi un cuoco nudo mi è sembrata subito una prospettiva interessante. E così mi sono comprata uno dei suoi primi libri ed è stato subito amore. Trattavasi di un cuoco inglesotto un po’ paffuto, poco più che adolescente, vestito, deo gratias!, non nudo. Il termine “naked chef” gli si è appiccicato addosso per aver dichiarato che cucinare è una storia semplice una volta che l’hai spogliata e ridotta al minimo essenziale. E infatti Jamie cucina come mio figlio novenne: con curiosità e entusiasmo, sporcando la cucina fino alla settima generazione, ma creando delle robe assolutamente uniche. Jamie Oliver sta alla cucina come Salinger sta alla scrittura – vorrei dire Baricco, ma mi dispiace, Salinger c’è arrivato molto prima e molto meglio.

Quando Jamie cucina, quello che conta è l’essenziale. Gli odori, i sapori, i colori. Nei libri di cucina di Jamie Oliver le quantità sono spesso approssimative, gli ingredienti intercambiabili (ci vorrebbe del succo lime, ma se non vivete ai tropici o vicino ad un supermercato, un po’ di limone va bene lo stesso). Non servono duemilacinquecento attrezzi da cucina, anche se grazie a Oliver ho comprato uno spremiaglio, strumento utilizzimizzimo quando vai di fretta e non vuoi che le mani ti puzzino fino a Primavera ….

Quando Jamie spreme il limone lo fa con una mano, acchiappando i semi che cadono con l’altra mano e lasciando filtrare il succo direttamente dove gli serve. Una ficata! Naturalmente, siccome a me Jamie ricorda moltissimo mio figlio e so bene cosa ha fatto con quelle mani e quando è stata l’ultima volta che ha visto acqua e sapone da vicino, mi faccio una nota mentale di evitare di andare a mangiare nei suoi ristoranti.

Insomma siccome Jamie Oliver a casa nostra  è un’istituzione mi permetto di fargli due o tre osservazioni amichevoli.

Jamie, amore, luce delle mie pupille, nella carbonara non mi ci puoi mettere la panna. Non mi frega niente di quale vecchina ti ha raccontato la ricetta mentre viaggiavi per l’Italia o di come zio Pippo ti ha offerto il chianti buono e poi siete andati a cavallo del mulo completamente ubriachi. Nella pasta alla carbonara la panna non ci va. Punto e basta.

Mi sono ripresa dal trauma di quando ho scoperto che non ti chiami “naked chef” perché cucini nudo, ma non mi sono ancora totalmente ripresa dalla vista delle camice orride che ti metti ogni settimana per il tuo programma domenicale. Ma alla BBC non ti dicono niente? E tua moglie Jools, prima di lanciare l’omonima linea di abbigliamento per bimbi, non potrebbe dare un’occhiata al tuo di abbigliamento? Ci ho messo 15 anni a far capire al mio Alfa che le camice a scacchi gialle e verde mela vanno bene solo se spacchi due quintali di legna al giorno e adesso tu me le sdogani? Ma da che parte stai, Jamie?

Tu dici bene, “non usate lo scolapasta per le linguine, meglio pescarle dalla pentola con questo praticissimo attrezzo che sempra una pinza per sopracciglie in versione gigante! In questo modo un po’ dell’acqua di cottura finisce nel padellone col sugo e la pasta risulta più morbida. Gli italiani fanno così”. Jamie, daaaarling, a parte il fatto che io ho vissuto 26 anni in Italia e la pasta l’ho sempre scolata col colapasta. Tu in Italia quanto ? Due settimane mentre bevevi il Chianti di zio Pippo? Ecco. In ogni modo, siccome ti voglio bene, mi sono comprata il megapinzone da linguine e posso dirti che funziona da dio. Se ti sei preparato la tipica porzioncina da maschio, 200 grammi abbondanti. Perché la metà resta nella pentola. Ma tu li hai visti 70 grammi di linguine? Praticamente li puoi contare uno a uno, se me ne perdo quattro nella pentola, se ne va il 30% del mio pranzo. E poi metà dell’acqua di cottura finisce sulla mio piano di cottura Bosch. Tedesco, severissimo, inflessibile. Non gli piace venire spruzzato e comincia a fare beeeep beeep beeeep fino a quando non lo asciughi.

E già che ci siamo, quando chiami un tuo libro “Le mie ricette da 15 minuti” potresti specificare che per pulire la cucina dopo ci vogliono 15 ore?

Happy days, Jamie, happy days!

Pubblicato febbraio 6, 2013 da propriocomeaudrey in Uncategorized