Archivio per gennaio 2013

Di mamma ce n’è una sola … o no?   9 comments

nanny

Lunedì scorso ho accompagnato la classe della Gnoma in piscina. Non so se avete presente cosa voglia dire traghettare 28 dico 28 gnometti / gnomette seienni o giù di lì attraverso due isolati di neve (“Signora Audrey, mi sono scordata di mettermi le scarpe …. guarda ho ancora su le pantofole”),  arrivare agli spogliatoi senza perdersene nessuno o, al contrario, senza portarsene dietro uno di troppo (“No Zignora, io Hanz, io sezione tetesca, no inglese, no piscina io”)  assicurarsi che tutti abbiano la cuffietta di ordinanza, il costumino giusto e i capelli raccolti e che si siano fatti la doccia (“la mia mamma mi ha dato la cuffia blu e io non me la metto la cuffia blu, no no e noooooo. Vojo la mia cuffia rosaaaaaa”) E alla fine rifare tutto al contrario. Di solito ce ne è almeno una che non ha più le mutande e un’altra che se ne è infilata due paia una sull’altra. E un’altra che si è fatta la doccia con i calzini e adesso bisogna portarla in braccio fino in classe. Questo nelle giornate buone. Ora capisco come mai la maestra ha due bicipiti tanti,che riesce a sollevare un tavolo di ghisa con un braccio solo.

Mentre stavo per andarmene una gnometta mi ha chiesto:

“E tu ora torni in ufficio?”

“No, tesoro, ora vado a casa”

“Ah tu lavori da casa, come la zia Sophia che è una scrittrice?”

“No cara, io vado a casa a preparare il pranzo. E poi devo fare la spesa”

“Ah ho capito. Sei la baby sitter!”

Il giorno dopo ho raccontato questa storiella ad un gruppo di mamme fuori dalla scuola, semplicemente come la sto raccontando qui. Perché mi sembrava divertente che una bimbetta di 6 anni pensasse che se fai la spesa e cucini allora sei la “nanny” . E invece ho innescato una miccia esplosiva nel gruppo delle Uber-mothers.

“Ah che tristezza queste madri che non sanno rinunciare a lavorare e delegano tutto alle baby sitters” è stata la frase più gentile che ho sentito per 5 minuti. Dopo di che ho messo il pilota automatico e ho smesso di ascoltare.

Ma perché si sono scatenate così? Che male c’è nel farsi aiutare? Come può accadere che tante donne intelligenti non appena fanno un figlio e decidono di lavorare in casa anziché in un ufficio si trasformino in ayatollah sparando a zero al grido di “o casalinghe o morte!”su chiunque abbia fatto una scelta di vita diversa?

Se una donna può permettersi una buona baby sitter (e tra l’altro quella della bambina in questione è una perla rara e alla prima occasione chiederò alla mamma di prestarmela) che le consenta di continuare a lavorare con tranquillità e di tornare a casa trovando le bambine ben accudite, anzichè rientrare dopo averle recuperate dal doposcuola e ancora doversi occupare di fare la spesa e cucinare, ma secondo voi è da lapidare sulla pubblica via? A me non sembra.

Io ho smesso di lavorare quasi 5 anni fa prima di tutto per ragioni mie,  poi perché potevo permettermelo e infine perché mio marito passa più tempo in viaggio che a casa. E quasi ogni giorno, guardando indietro, mi sembra di aver fatto una buona scelta. Dico quasi perché ci sono sempre quelle giornatine no in cui piuttosto che fare un altro puzzle o ascoltare ancora una volta “Uoppa Gangnam style” preferirei pulire il sedere ai babbuini con la diarrea. Ma in linea di massima sono contenta di quello che faccio.

Però non mi sognerei mai di criticare una donna che ha fatto una scelta diversa.

Vuoi per ragioni economiche, vuoi per ragioni personali.

Immaginate la situazione di un padre single o vedovo che si prenda una buona nanny per occuparsi dei suoi bambini mentre lui lavora. Bravo, bene, bis! A nessuno verrebbe in mente di dire che sta delegando il suo lavoro di padre. O che dovrebbe piuttosto chiedere un part time per passare più tempo con i figli . Ma se la stessa scelta la fa una donna,  torce e forconi, dagli addosso alla strega.

Che dite, sto esagerando?
Voi che ne pensate?

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Pubblicato gennaio 28, 2013 da propriocomeaudrey in Uncategorized

Audrey …. the beginning   2 comments

birds

Un amico mi ha chiesto come mai questo blog si chiama così.

La storia risale a più o meno una decina di anni fa (tempo reale, perché percepito direi almeno un milione….) quando io e Alfa avevamo appena comprato questa casa, vivevamo nel peccato, non avevamo figli e io facevo la spesa al mercato con un cestino di vimini appeso al braccio. Che tanto dovevo metterci dentro giusto una bottiglia di prosecco, una confezione piccola di fragole e se proprio ero in vena di cucinare un pacco di spaghetti.

Lavoravamo tutti e due e uscivamo spesso. Praticamente sempre. A quei tempi avere una vita sociale non necessitava di un piano quinquennale organizzativo e strategico equivalente all’invasione della Polonia, comprensivo di baby sitter ufficiale, baby sitter di riserva e sopralluogo del ristorante/cinema/teatro per assicurarsi che ci sia campo e  i telefonini prendano.

All’epoca, Alfa chiamava un suo amico o una coppia di amici, verso le 5 e li invitava per l’aperitivo a casa nostra e poi decidevamo dove andare. A volta mi telefonava per avvertirmi, più spesso mi accorgevo che c’erano piani per la serata al momento di entrare a casa, inciampando in una cassa di birra.

Quella volta Alfa aveva invitato il suo collega Ben.  Mentre mi aspettavano Ben ha notato una mia foto e ha osservato “Che bella la tua fidanzata in questa foto, mi ricorda qualcuno …. sì mi ricorda quell’attrice , quella del film Vacanze romane…. yeah, Audrey, she looks just like Audrey”.

 

In quel momento si scatenò l’inferno. Urla disumane dal garage. “Get the f*** out of here!!!! Aaaaahhhh, mi si attacca ai capelli, aiuto!!!!! Alfaaaaaaaaaaa aiutooooooo! C’è un pipistrello nel garage!!!!!!”

E questa è la versione riveduta e corretta, blog friendly, degli improperi che gridavo nel tentativo di cacciare un piccolo pipistrello fuori dal garage, utilizzando uno scopettone e uno straccio per la polvere.

Ben mi raccontò in seguito che Alfa, abituato ai miei schiamazzi in seguito agli incontri ravvicinati con queste ed altre deliziose creaturine notturne, appoggiata la bottiglia di birra sul tavolo con un sospiro, si girò verso di lui e disse: “Yes Ben. My fiancee is just like Audrey”.

Proprio come Audrey.

Pubblicato gennaio 19, 2013 da propriocomeaudrey in Uncategorized

Anno nuovo ….   4 comments

jogging

Ho sempre detestato andare a correre. Gli sport che richiedono sudorazione smisurata e che in generale fanno colare il trucco non fanno per me. Fare jogging, con tutto quell’andar su e giù contro le più elementari leggi della fisica,  l’abbigliamento orripilante a base di lycra e roba traslucidina, le scarpe da ginnastica – o comunque qualsiasi calzatura senza tacco rappresenta per me l’immagine di un girone infernale meglio (peggio?) di qualsiasi altra cosa. Incluse le canzoni di Gigi d’Alessio e i romanzi di Fabio Volo.

Eppure da ormai due mesetti vado a correre quasi 3 volte a settimana.

“Ma come? Ma chi? Machecazz?” è stato il commento della mia amica francese quando le ho annunciato la novità. Per un istante  ha perso il suo biondo aplomb parigino e si è anche spettinata un pochino dalla sorpresa.

La verità è che avevo voglia di godermi un bel natale gastronomico, senza stare a frazionare le fette di panettone o a sentirmi in colpa ad ogni boccone e quindi ho dovuto adottare misure preventive adeguate. Non che io sia completamente contraria ad ogni tipo di sport, ma quelli che pratico non bruciano granchè a livello calorico. Un’ora e mezzo di tip tap equivalgono ad un bicchierino di spumante e due noccioline. Un’ora di Pilates ad una banana. Fatevi due conti ….

 

Ho iniziato facendo un circuito di 2 Km camminando a passo spedito, poi progressivamente ho incorporato un po’ di corsetta a passo tranquillo ad intervalli di 10 min , fino ad arrivare al traguardo attuale di 4 Km di corsa ininterrotta. Non vi dico quanto ci metto perché non è quello il punto. Il punto è che anche una pigra da competizione come me può invertire la rotta. E mi sto iniziando ad appassionare.

Oggi sugli ultimo 800 metri di percorso ho piazzato l’ipod strategicamente su Eye of the Tiger. Sì, sono un avera coatta quando corro, ma la musica truzza aiuta ! è come avere il presidente Obama che corre davanti a te e ti grida “Yes we can!!” Lasciate stare, è un mio sogno segreto…

Ho alzato il volume ed ero talmente gasata che una volta arrivata in cima alle scale davanti casa mia ho gridato alla Rocky Balboa “Adrianaaaaaaa!”. Mentre scavicchiavo l’auricolare dell Ipod cercando le chiavi nella tasca della giacchetta in lycra, no comment please, ho sentito uno scroscio di applausi dal tetto della casa della vicina. Praticamente tutto il club muratori Italo-franco-lussemburghesi erano in pausa caffè sulla terrazza della vicina che sta facendo dei lavori non meglio identificati da 6 mesi.

“Bravo, la petite dame!!!” ha urlato il più intraprendente, probabilmente il leader del gruppo, a giudicare dalla dimensione della cintura attrezzi. Giuro che c’aveva appesa anche una spada laser. Un fuoriclasse.

Ho fatto la mossa di Hulk, con le braccia ad arco verso il basso e i pugni chiusi, e ho salutato con un grugnito.

Ora volevo chiedervi, ma per entrare in quei programmi di protezione testimoni in cui ti cambiano residenza, identità e a volte anche connotati facciali, c’è una lista d’attesa molto lunga?

 

Buon Anno a tutti!

Pubblicato gennaio 9, 2013 da propriocomeaudrey in Uncategorized