Archivio per settembre 2012

Random facts a proposito del (mio) uomo britannico   14 comments

Niente emozioni, siamo Inglesi

Il mio alfa husband considera le reazioni emotive degli altri come fossero delle malattia contagiose o delle eruzioni cutanee. Istintivamente si allontana e si vergogna anche un po’. Non so quante volte l’ho sentito dire “I am sorry, my wife is emotional!”. Durante il primo giorno di scuola dei bimbi, quando ci siamo sposati, quando il mio primo gnomo – a soli 8 mesi – dovette essere operato alla testa e io arpionavo ogni camice bianco che passava davanti alla sala operatoria per avere notizie, mio marito splendeva  di serenità angelica, neanche avesse fatto yoga tutta la vita.

Ho creduto a lungo che questa sua  serenità fosse il risultato di anni e anni di esercizio di autocontrollo, costose scuole private e abitudine a mangiare quello che cucina mia suocera. Recentemente ho capito che il suo è invece un approccio alla Winston Wolfe, il personaggio interpretato da Harvey Keitel in Pulp Fiction. Di fronte ad una situazione di panico, Alfa diventa un fixer, uno che ti risolve la soluzione in fretta e senza lasciare traccie. Ma se il problema non ha una soluzione immediata, allora è inutile reagire, meglio fare il Budda sereno, tanto ad agitarsi inutilmente ci pensa già la moglie italiana.

Yummie, it’s delicious!

Anni e anni di convivenza con un Alfa husband hanno favorito lo svilupparsi di  un certo mio delirio di onnipotenza gastronomica. Siccome ha mangiato per anni delle porcherie indicibili e inguardabili, Alfa trova che tutto quello che cucino sia delizioso e si spazzola via tutto fino all’ultima briciola. Se sbruciacchio un po’ l’arrosto, trova che con un po’ di sughetto va tutto a posto. Se la pasta non è cotta abbastanza dice che è bella al dente. E non lo fa per essere gentile. Gli sembra veramente tutto buono. Poi un giorno l’ho visto spalmare le Macine del Mulino Bianco con una specie di pasta al curry che io uso per la cucina indiana e mangiarsele  una dietro l’altra grufolando tutto contento. E lì è finito il mio sogno di essere una domestic goddess come Nigella Lawson. Mio marito ha le papille gustative disattivate. E se aveste mai assaggiato quello che cucina mia suocera capireste perché.

Scusate il ritardo

In aperta contraddizione di tutti gli stereotipi che vedono gli inglesi organizzati ed efficienti, Alfa è un ritardatario cronico. Se deve essere da qualche parte alle 8, per dire, lui spegne il computer alle 7.45, come se per arrivare a destinazione ci fosse il teletrasporto. Sono convinta che qualche volta, quando sta incagliato nel traffico mentre io sbraito nel viva voce,  abbia provato a dire “Beam me up, Scotty” ma finora con scarsi risultati. In tanti anni in cui ci siamo frequentati tra Lussemburgo e Londra, sono diventata campionessa di corsa al check in, salto in lungo delle code per il controllo del bagaglio a mano    (quando ancora si poteva fare senza rischiare di essere abbattuti sul posto) e (surf)boarding approssimativo dell’aereo. Il tutto perché Alfa mi lasciava alle partenze internazionali dell’aeroporto più trafficato del mondo, una ventina di minuti scarsi prima della partenza del mio volo.

Di solito dopo aver detto addio al boyfriend che non rivedrai per molte settimane si piange in abbondanza. Io allacciavo la cintura di sicurezza, mi facevo portare un gin&tonic e sospiravo di sollievo. Per  una maniaca compulsiva della puntualità che odia ogni attività che provoca sudore, quei due anni di relazione a distanza sono stati una tortura. E ora che viaggiamo con due bambini al seguito non è cambiato niente. Se non che adesso disseminiamo barbie e playmobil tra i gate degli aeroporti. E niente gin&tonic.

Naturalmente essendo lui Inglese e io Italiana quando arriviamo in ritardo è implicito sia colpa mia, come se avessi passato 45 minuti a mettermi le ciglia finte anziché a sbraitare di muovere il suo reale culo britannico.

What are you trying to say?

Abituati alle donne inglesi che sono veramente esplicite sulle questioni di relazione   (generalizzare è brutto ma spesso ci s’azzecca) e trattano i loro uomini come dei dipendenti un po’ ritardati che però non si possono licenziare, gli Alfa britannici hanno bisogno di un linguaggio chiaro e conciso. Inutile andare per il sottile o aspettare che facciano la prima mossa. Se no, come me, aspetterete mesi e mesi. Siate dirette e se necessario fate un piccolo grafico che gli statistici come mio marito ci vanno a nozze.

Se ho bisogno che Alfa torni a casa per una certa ora, glielo dico la mattina, poi gli mando un email a metà pomeriggio e poi a fine giornata gli faccio squillare il cellulare con la suoneria scaricata la settimana scorsa mentre dormiva (una vocina da cartone animato che dice “Your sexy wife is calling” ). Garantito che il meeting delle 5 finirà in tempo.

Un perfetto househusband

Il mio Alfa partecipa attivamente a tutte le attività di gestione della casa. Di solito me ne occupo io, ma all’occorrenza infila i piatti in lavastoviglie, mette su una lavatrice, si stira una camicia, si smazza gli gnometti portandoli al parco, in piscina o al cinema. Magari con qualche approssimazione. Tipo che per anni ha messo l’ammorbidente nella vaschetta del prelavaggio e un paio di volte ha fatto il bagnetto allo gnomo senza avergli tolto i calzini. Ma in linea di massima posso andar via un fine settimana tranquillamente sapendo che i pupi sono in buone mani. E se per tutto il resto c’è Mastercard, avere un marito così è veramente  priceless.

Pubblicato settembre 14, 2012 da propriocomeaudrey in Uncategorized

Back to school (sottotitolo yes! yes! yes!)   6 comments

Martedì Gnometto&Gnometta sono tornati a scuola, in barba al vecchio adagio che “ne’ di Venere ne’ di Marte ci si sposa o gioca a carte o si ricomincia la scuola”. No? Non dice così l’adagio? Vabbe`. Dovrebbe. Perché se la settimana inizia di Lunedì ci sarà pure un motivo. Perché mi fate iniziare di Martedì? Morale della storia,  mi sono persa una lezione di Pilates visto che i cicci ce li ho avuti a casa un giorno in più.

Abbigliamento della Gnometta – prima elementare – per il primo giorno di scuola. Gonnellina  a pieghe nere, severissima , ma con concessione leggermente edgy: scritta in strass “I love rock”. Magliettina a righe bianca e nera con scollo a barchetta, cinta Hello Kitty (successivamente eliminata perché troppo girly), scarpe da ginnastica azzurre tipo Converse e felpa con cappuccio  assortita. Zaino rosso con stelline bianche con annesso peluche  scimmiotto, comprata ai saldi e costata un patrimonio. Per ammortizzarla dovrà trascinarselo dietro fino alle superiori.  La mise è stata sottoposta a scrutinio di amici, vicini di casa e familiari vari per giorni, provata e riprovata davanti allo specchio e prontamente preparata dalla bimba la sera prima sulla sediolina, pronta per essere indossata.

Abbigliamento dello Gnomo – quarta elementare. Maglietta verde di Bart Simpson con la scritta “Underachiever and proud of it, man!” Short hawaiano celeste con fiori e palme a volontà, calzini scompaiati e scarpe da calcetto arancioni fosforescienti. Felpa a cappuccio blu su capigliatura a carciofo. Molto casual. Nel senso che ha pescato casual-mente i pezzi alla rinfusa dal suo armadio ignorando quelli belli stirati e piegati sulla sedia.

“E oggi che si fa di bello? Mi farei un giro in bici e poi magari andiamo in piscina?” annuncia serafico a colazione.

“Gnomo, ma che dici? Oggi comincia la scuola!” puntualizza Gnometta. Capello impeccabile e mollettina a farfalla d’ordinanza.

“Bummer! Me lo sentivo che c’era qualcosa che non andava quando mi sono svegliato stamattina. Vabbe`. Mamma, mi fai due o tre panini in piu` per la merenda?”

“Ma certo che te li faccio, perché?”

“No, è che il primo giorno di solito alla mensa fanno una pasta al forno col formaggio puzzone che non piace a nessuno. Così se Ciccio ha fame e vuole uno dei miei panini mi faccio dare un pacchetto di  figurine e due mini-lego. Oh, a proposito, ma che qualcuno ha visto di recente il mio zainetto? “

Pubblicato settembre 6, 2012 da propriocomeaudrey in Uncategorized