Archivio per giugno 2012

Spring cleaning   12 comments

La settimana scorsa mi sono svegliata con in viso un’espressione che il mio caro Alfa definisce affettuosamente “L’espressione Nike” (just fucking do it!).

“Oggi si lavano le tende”

Alfa reagisce sempre con la rassegnazione del “non capisco ma mi adeguo”. In Inghilterra infatti, le tende nelle case le hanno messe su all’epoca di Giorgio V e non le hanno mai spostate. Stanno su da sole e tra le pieghe del tessuto si sono sviluppati interi ecosistemi indipendenti. La moglie italiana invece, italianicamente ossessionata da batteri, funghi e animaletti vivi di cui non si vedono gli occhi (se non si vedono gli occhi non mi fido, è sempre una buona regola), deve regolarmente calare giù i tendaggi, cacciare tutto in lavatrice, sacramentare quando si accorge che ha fatto partire la lavatrice senza aver selezionato il programma giusto. Risacramentare perché non trova il libretto delle istruzioni e la lavatrice (tedesca, severissima e inflessibile) si rifiuta di lasciarti cambiare il programma impostato una volta messa in moto. E così via.

Quindi Alfa stacca tutte le tende e poi se ne va al pub per quelle tre quattro ore o finchè non lo chiamo in piena crisi isterica perché le tende ormai sono buone solo per la casa di Barbie (vabbè … succede nelle migliori famiglie).

Riattaccare su le tende una volta lavate è un’operazione complicata. Primo perché pesano ‘na cifra! Avendole mandate in lavatrice col ciclo delicato, escono non proprio zuppe, ma insomma …. e poi infilare i gancetti nelle rispettive asole sul soffitto è un’operzazione che richiede nervi d’acciaio, mano ferma, occhio di falco, pazienza da certosino e pure due bicipi a pagnotta, qualità delle quali sono del tutto sprovvista . Soprattutto la pazienza.

Però una volta completata l’operazione è una goduria! Lascio tutte le finestre aperte, le tende svolazzano alla brezza primaverile, per tutta casa si sente quell’odore di buono di sapone di marsiglia che solo potenti additivi chimici riescono a creare (in realtà il vero sapone di marsiglia puzza un po’ di pipì di cavallo). So soddisfazioni!

Io a quel punto mi rilasso, metto su un CD da vera truzza emigrata DOC, ossia un’opera un po’ tamarra tipo Rigoletto o Tosca e mi diverto a canticchiare le arie del tenore. Purtroppo io sono un contralto (anzi mezzo contralto per la precisione), proprio una sfigata. Non posso cantare le ariette con la Callas , ma i pezzi di Pavarotti mi vengono discretamente. Credevo.

Dopo dieci minuti che mi svagavo (ero pure riuscita a fumarmi una sigaretta ad infornare una torta) DING DONG . La porta.

E` la vicina Pina, Italian pure lei, che – col suo accento umbro marchigiano- mi chiede se sto bene.  Alle mie rassicurazioni che sì, sto benissimo, mi risponde interdetta  “No è che se sentiva tanto grida` dalla casa sua che mi marito m’ha detto : va un momento a vede, che me pare che la signora Audrey la stanno a scuoià”.

Pubblicato giugno 4, 2012 da propriocomeaudrey in Uncategorized