Archivio per dicembre 2011

Chiuso per neve   4 comments

Dopo tanti, ma tanti anni Audrey torna a sciare, questa volta con famiglia al seguito. Statemi bene, buon capodanno e ci risentiamo tra una decina di giorni.

E come disse il parroco aspettando la nuova perpetua “… che dio me la mandi bbbbbona!!”

Pubblicato dicembre 30, 2011 da propriocomeaudrey in Uncategorized

Regali di Natale   13 comments

La famiglia del mio hubby è adorabile. Sempre sorridenti, venerano i miei gnometti e li rimpinzano di dolciumi e costosissimi giochi elettronici ad ogni occasione. Ma i regali per me ….  tutta un’ altra storia.

Natale 2003:  Macchina per fare il pane (alpha husband). Dallo scontrino garanzia risultò essere stata acquistata il 24 dicembre alle 16.45. Ha voluto pensarci su fino all’ultimo a sta genialata di regalo!

Natale 2004: Set di spazzole per capelli (suocera).  Da almeno dieci anni porto i capelli cortissimi.

Natale 2005: Libro di Ricette Cucina Tradizionale Inglese (cognata). Tutte le ricette – anche quelle dei dolci – iniziano così  “Versate due belle cucchiaiate di lardo fuso in un tegame spazioso…”

Natale 2006: Borsetta in pelle di ramarro (o simili) color giallo senape con coccarda gigante assortita (sempre la cognata).

L’elenco continua ma non voglio farvi piangere. Ogni anno mi becco dei regali atroci e inguardabili. Non tutti, intendiamoci. Qualche anno fa a sorpresa ho scartato un iPod e a momenti mi hanno dovuto rianimare tanta è stata l’emozione. Ma il regalo atroce e inguardabile non manca mai.

Quest anno il primo premio va senza dubbio alla suocera che si è presentata con uno scatolone  blu a strisce rosse con la scritta “Visto in TV“. Ho capito da subito che le cose si mettevano male. Perché la cosa in TV l’avevo vista pure io. In una pubblicità su un canale inglese, di quelle che vanno in onda all’ora di pranzo o  nel primo pomeriggio, età media del pubblico 180 anni ….  Trattasi di copertazza con cappuccio e maniche incorporate, per guardare la televisione belle comode. C’è pura la tasca per mettere il telecomando. Non sia mai che mi dovessi alzare dal divano per farmi una tazza di camomilla e poi non ricordi più dove ho messo il telecomando. Probabilmente c’è anche una cordicella per attaccarci il Salvavita Beghelli.

Diabolica la suocera!” ha commentato una mia amica a cui – ancora con la lacrimuccia nell’occhio – avevo spedito una foto dell’oggetto -“così te ne  stai a casa  a guardare la tele, anzichè andare in giro a far danni. E visto che hai la copertazza su, non devi neanche accendere il riscaldamento ….”

Pubblicato dicembre 28, 2011 da propriocomeaudrey in Uncategorized

Biglietti di auguri   23 comments

Ieri pomeriggio mi ha telefonato mia cognata, la sorella di alfa husband. Tra un daaaarling e l’altro ho capito che le serviva l’indirizzo di amici comuni che vivono in Scozia.

“Posso richiamarti?” Stavo facendo manovra vicino alla porta del garage e preferivo stare ben concentrata. Vedi puntate precedenti.

“No darling, mi serve proprio ora, è arrivato il corriere e non trovo più l’indirizzo” .

Per farla breve mia cognata si è accorta di avere dimenticato di spedire una cartolina di auguri a questi amici e piuttosto che correre il rischio che non arrivasse in tempo ha deciso di mandarla via DHL. A parte il fatto che sarebbe costato meno prendere un aereo e andarla a consegnare a Edimburgo di persona ‘sta cartolina, sono sicura che l’iniziativa vi sembrerà un filino originale, no?

Non se siete Inglesi.

Gli Inglesi sono fissatissimi con i biglietti di auguri di ogni sorta (“Rimettiti presto”, “Congratulazioni per la nascita di baby Pippa”, “Auguri di pronta guarigione, coraggio! Le adenoidi sono un bel problema!” e recentemente anche “Felice divorzio!” ) , ma i biglietti di auguri di Natale sono tassativi. E` obbligatorio spedirli in tempo e a profusione. E non solo a famiglia e amici. A tutti.  Anche al vecchio compagno di banco del liceo, che neanche ti ha accettato l’amicizia su facebook. Anche al dentista. A tutte le maestre dei tuoi figli. A tutti i compagni di scuola dei tuoi figli. Ai genitori dei compagni di scuola dei tuoi figli . Una catena infinita senza Nirvana. Una quantità di cellulosa da deforestazione amazzonica.

A casa mia si comincia presto, decisamente dopo le vacanze  estive, ma molto molto prima del ponte dell’Immacolata . Io sono l’addetta all’approvvigionamento cartoline . E non è cosa facile. Devono essere possibilmente in inglese, tassativamente grandi (almeno un mezzo A4) e avere Babbo Natale o Abeti o Bambini che fanno girotondo intorno al pupazzo di neve. Meglio se comprate da Oxfam e dall’Unicef, che tutti sappiano che stiamo disboscando il pianeta per una buona causa. Evitare i soggetti religiosi. I Britannici sono molto politically correct e siccome non tutte le persone a cui mandiamo le cartoline sono di religione cattolica, dobbiamo tenerci sul vago. Altro mio compito da bassa manovalanza è ritrovare tutti gli indirizzi, aggiornarli con eventuali nomi da sposata, nomi da divorziate, decessi e nascite (le cartoline vanno indirizzate a TUTTA la famiglia, quindi se Baby John Junior è nato tre giorni fa, bisogna aggiungerlo). Una bella rottura di palle, cari miei.

Da qualche anno Alfa Husband si è autopromosso a redattore capo delle missive natalizie. Da quando cioè, pervasa da vero spirito natalizio, e marginalmente da spirito scozzese distillato al malto puro, ho scritto delle cartoline di Natale molto affettuose dicendo a molti amici di mio marito, alcuni dei quali neanche conosco, che erano tutte persone fantastiche e che li amavo tutti moltissimo. Anche se quell’anno ho raggiunto vette di popolarità insperate, Alfa ha deciso di occuparsi personalmente dei messaggi di auguri.

Ma mi lascia ancora attaccare i francobolli.

Pubblicato dicembre 22, 2011 da propriocomeaudrey in Uncategorized

L’eleganza del ciccio   9 comments

Giovedi` scorso all’uscita di scuola mio figlio annuncia sereno e filosofico che gli hanno rubato le scarpe. E infatti ai piedi porta quelle della palestra da usare per le ore di educazione fisica. Resisto alla tentazione di esclamare “Ma come ? Ma chi? Machica##o?” di Alexdrastichiana memoria e aspetto il seguito.

“E` stato Ciccio” annuncia.

“Mmmmm la faccenda si complica” dico io.

Invece, per dirla tutta, la faccenda è estremamente lineare. Ciccio è un piccolo criminale che frequenta la classe accanto a mio figlio. E` alto quasi quanto me e possiede un numero indefinito di cellulari e smartphone dai quali nelle ore di scuola conduce vari traffici illeciti. Nel caso i genitori di Ciccio arrivassero a questo blog vorrei anche aggiungere che il ragazzino è estremamente sveglio e sono sicura che andrà molto lontano. Sia pure con le scarpe di qualcun altro.

“Prima dell’ora di educazione fisica mi ha chiesto se volevo fare uno scambio e se poteva provare le mie scarpe. Io ho detto di no e quando sono uscito dalla palestra le mie scarpe non c’erano più”.

Il padre di Ciccio lavora con mio marito, ma francamente ce lo vedo poco Alfa Husband ad avvicinare Cicciosenior alla macchinetta del caffè per discutere di calzature Geox che hanno più o meno legittimamente cambiato proprietario.

Fortunatamente non abbiamo dovuto scomodare la diplomazia britannica, perché tornando a casa abbiamo trovato un messaggio sulla segreteria telefonica : “Buongiorno Audrey, sono Cicciomamma. Volevo dirti che Ciccio ha inavvertitamente preso le scarpe di Gnometto, le riporterà domani a scuola. Tanti cari saluti, stammi bene, etc etc.”

Sì certo,” inavvertitamente”. E già che ci sei digli di provare anche quella del “Ma no agente le assicuro, queste pasticche non le ho mai viste. Devono averle nascoste qui a mia insaputa!” che tra qualche anno gli tornerà utile.

Il giorno dopo Gnometto ha di nuovo le sue scarpe ai piedi.

“E Ciccio che ha detto?”

“Niente. Ah no aspetta. Dice se domani posso andare a scuola con la tua giacca, quella nera borchiata. Che se la vorrebbe provare!”

Pubblicato dicembre 18, 2011 da propriocomeaudrey in Uncategorized

Slurpotto on the rock   2 comments

La settimana scorsa in un impeto di generosità ho deciso di portare fuori a pranzo i miei gnometti e un paio di loro amici a testa. Una mandria affamata e imbufalita. A dieci minuti dalla loro scuola c’è una piscina con piccolo bar annesso e di solito a mezzogiorno è pieno di ragazzini ululanti in mezzo ai quali i miei possono facilmente mimetizzarsi. Tanto per non farsi riconoscere subito e additare (“bimbi italiani, sempre fare casino, sempre versare Colacola in terra, mamme loro lasciare tutto fare!!”).

Quando porto la mandria al pascolo, so per esperienza che ci sono delle regole a cui attenersi senza eccezione, se non vuoi ritrovarti a passare tutto il pranzo a negoziare peggio che Bruce Willis coi terroristi nell’aeroporto: “Io voglio la pizza con il wurstel e le patate fritte”, “Io il toast con la mozzarella però senza la mozzarella qulla che fa il filo”… “Per piacere mi togli tutti i pomodorini dalla pizza che io il pomodoro lo mangio solo come lo fa la mamma” oppure “Il panino di Giulio è più buono del mio …. buuuhhh ”

Faccio sparire i menù, ordino per tutti la stessa cosa e pedalare!

Lo so, non è molto democratico e come mio figlio spesso mi ricorda “Tu parli sempre di democrazia, però qui a casa si fa sempre come dici tu. Not fair!” Vero. A mia discolpa posso aggiungere che scelgo sempre qualcosa di vagamente sano e che piaccia a tutti.  Possibilmente non fritto nel grasso di foca. In questo modo i  bimbetti possono aspettare che arrivi la pappa dedicandosi ad attività ricreative (gara di rutti, lancio del tovagliolo, sbrodolamento bibite, canto di canzoni di Natale modificate, etc.) anzichè a protestare e a lamentarsi. E io ho più tempo per leggere Glamour.

La scelta delle bevande segue la stessa tecnica, ma decisamente con meno successo. Il succo di mele della fattoria biologica proprio non va giù, l’acqua non ne parliamo proprio. A parte la agognata Colacola, vietatissima da tutte le mamme “(ma cooooomeeee, gli hai fatto bere la Colacolaaaaa????? Giorgino non beve MAI  le bevande gassate” . Ma certo cara, tranne che alle feste, quando tu non lo controlli,  se ne sgargarozza dei litri che poi sulla sua pancia ci puoi suonare i bonghi) quello che tutti i bambini vorrebbero bere è una bibita che per comodità (e per evitare che la marca mi faccia causa) chiameremo Slurpotto.

Lo Slurpotto è la cocaina delle elementari. Costosa, ricercata, vietatissima. Si declina in tutti i colori dal blu turchese al rosso cardinale. Si mormora che la versione arancione abbia proprietà catarifrangenti. Se lo gnomo se la versa sulla maglietta poi lo puoi mandare in bici anche di notte che lo vedono dai due lati delle alpi.

Con un pieno di Slurpotto il mio pargolo si fa 40 giri di campo giochi e due partite di calcetto. Poi continua a giocare anche quando il resto della squadra è già alle doccie.

Ad alto contenuto tossico, lo Slurpotto contiene tutti i coloranti finora conosciuti (ed anche qualcuno di quelli sconosciuti o ancora in fase di sperimentazione) ed un quantitativo di zucchero incalcolabile. I miei gnomi e i loro amichetti sanno che sono una vera dura e quindi di solito non avviano neanche i negoziati sullo Slurpotto, e devono accontentarsi dopo qualche protesta, del succo di arancia.

La settimana scorsa però i miei bimbetti – che ne sanno una più del diavolo – hanno inviato una delegazione proprio mentre ero al bancone ad ordinare. La delegazione , scelta accuratamente, consisteva nell’unico bimbetto superbiondo del gruppo con fossette sulle guance e occhioni azzurro cielo: “Audrey, ce lo compri lo Slurpotto solo per oggi, dai , per favore per favore….”

Una mamma Valchiria, proprio accanto a me ordinava “6 tortini alle carote e broccoli della fattoria biologica e 6 acque naturali, senza cannuccia. ”  per i suoi 6 bimbetti perfettamente nutriti . Lo sguardo che mi ha lanciato dai suoi due metri di altezza  la diceva lunga su cosa pensasse delle mamme che spacciano Slurpotto ai loro figli e agli amici dei loro figli.

Proprio in quel momento i suoi bimbi Valchiri hanno realizzato cosa stavano per mangiare – e sopratutto per bere! – e all’unisono hanno iniziato una cantilena assordante da coprire tutti i rumori del baretto : “Neeeeeee mami , mika wasser natural!!! Slurpotto willia trinka…. Slurpotto Slurpotto buahhhhhhhaaa !! ” Che in Valchirese vuol dire “No, madre sciagurata! Cosa hai fatto?? Non vogliamo bere l’acqua naturale, compraci subito la deliziosa e rinfrescante bevanda multicromatica Slurpotto”. La mamma Valchiria ha perso un po` del nordico aplomb e ha cominciato a gridare ancora piu` forte dei suoi pupattoli. E io me ne sono tornata al tavolo sentendomi improvvisamente molto più alta.

Pubblicato dicembre 13, 2011 da propriocomeaudrey in Uncategorized

Io lo odio il lunedì (ed è ancora domenica …)   2 comments

Certi giorni partono male proprio dall’inizio. Vuoi perchè avresti dormito volentieri ancora due ore ma hai un alfa husband iperattivo, vuoi perchè la sera prima hai esagerato un filino con il mojito, vuoi perchè hai passato il  fine settimana, anzichè a girare per vetrine come garantito dalla costituzione (no? dovrebbe esserlo), a supplicare il concessionario di porte di garage perchè venga a riparare i danni (vedi post precedente).

Avete una ricetta magica per i giorni che partono male? Io no. Però ho un piccolo rito personale. Mi doccio e mi infilo l’intimo più fico che ho. Quello da grandi occasioni. Come si fa ad affrontare la giornata con le mutande grigiastre con l’elastico slentato comprate alla Standa ai tempi del liceo? Magari non lo vedrà nessuno (per quanto … la speranza è l’ultima a morire), ma vi basterà sapere che in quel dipartimento là state bardate meglio della Jolie per sentirvi meglio!

Una volta imbustate le forme, mi infilo il mio vestito passepartout. Deve obbligatoriamente essere un vestito. Assolutamente vietati i pantaloni. Ma come, già sto girata storta, vuoi anche che mi metta a combattere con il bottone del jeans che se non si chiude prontamente, oltre a fartele girare a elica, ti rovinerà la manicure e ti confermerà una volta per tutte che sì! hai messo su un altro chilo, la settimana scorsa la zip non faceva una piega e invece ora …..

Un bel vestito. Preferibilmente senza cerniere, agganci o cuciture. Consiglio vivamente quelli a portafoglio che oltre a essere supersexy sono semplicissimi da infilare e ti puoi vestire tranquillamente in 30 secondi netti senza fare rumore e anche al buio. Molto utili in caso di fughe veloci dal luogo del delitto. Non so se mi spiego. Non che io mai. Ma può sempre tornare utile nel bisogno.

A questo punto di solito mi infilo un paio di scarpe col tacco. Anche se non devo uscire di casa e passerò la giornata a stirare guardando film in bianco e nero. Un po’ di tacco fa miracoli, bastano quei 5 – 8 cm in più e tutto il resto del tuo corpo punterà a nord come le bussole (o era a sud? Insomma ci siamo capiti). Se invece devo uscire entra in scena un altro dei jolly : il cappello. Ho una collezione di baschetti di tutti i colori. Perchè nei giorni NO i miei capelli tendono all’anarchia ed è inutile tentare di farli ragionare. Un cappellino, occhialoni, e hop, devo solo raddrizzare la frangia, il resto non lo vedrà nessuno.

Ah dimenticavo. Se tutto il resto non funziona,  fatevi un bel Martini con l’oliva e lo stuzzicadenti (anche doppio). Infallibile, anche alle 10 del mattino. Ma non dite a nessuno che ve l’ho detto io.

 

 

Piccola nota a piè di pagina:

C’è un’anima buona lì che vuole spiegarmi – in stile wordpress per imbecilli- come faccio ad aggiungere nuovi link in modo che solo il nome del sito sia visibile e non tutto l’ambaradan ” htpp://…. blablabla”?

Pubblicato dicembre 11, 2011 da propriocomeaudrey in Uncategorized

Quelli che ….   2 comments

…. all’entrata di un parcheggio automatico, di quelli con la sbarra per intenderci, si fermano e si mettono a leggere tutte le istruzioni per l’uso (tempo di stazionameto gratutito, importo per ora, giorno, mese, anno, marca e anno di fabbricazione, ultima revisione valida, orario di chiusura…) Prendi questo c@zzo di biglietto ed entra che vado pure di fretta!!!!

Si` lo so , non fa molto Audrey questo post ma e` che oggi mi girano vorticosamente. Ieri ho sbagliato a inserire la marcia e ho fracassato la porta del garage.

Pubblicato dicembre 9, 2011 da propriocomeaudrey in Uncategorized