
Vatti a fidare delle giornate che partono bene!
Venerdì mattina mi sono svegliata in gran forma con la prospettiva di una bella mattinata libera. Alfa e bambini spediti ai rispettivi doveri, ho lavorato per un paio d’ore nella stanza degli armadi a riorganizzare scarpe e vestiti. Siccome metà del lavoro consiste – come in Facebook- nel ritrovare vecchi amici perduti “guarda guarda questi stivali tacco 12 scamosciati dove erano finiti” e nel segare impietosamente amicizie fatte un po’ troppo frettolosamente “minigonna frou frou in pizzo bianco? Ma cosa diavolo stavo pensando quando l’ho comprata, di presentarmi al casting del video di Like a Virgin?”) il lavoro procede benissimo. In più con il bonus di provarsi vestiti a iosa senza la commessa incollata a vedere se compri o no. O Alfa che rompe che dovevamo essere fuori di casa da venti minuti.
Verso le 10 scendo in garage per lasciare in macchina il sacco con i vestiti da portare in tintoria. Ancora di ottimo umore , canticchiando ignara “Material girl” mentre scendo le scale.
Nell’androne del garage, vicino alla macchina, c’è qualcosa che si muove. Qualcosa di enorme, dotato di occhi, zampette e un nasetto porcino. Che mi guarda fisso e emette un suono tipo “clack clack” .
Presa dal panico risalgo le scale al volo, afferro il telefono e chiamo Alfa. Che- come da manuale – ha il cellulare staccato.
Piano B. Chiamo l’ufficio di Alfa . “Bureau de Monsieur Alfa , je suis Marie Hélène …”
“Marie Hélène ” la interrompo “devo parlare urgentissimamente con Alfa …”
“Non e` nel suo ufficio, Audrey, credo sia in riunione”
“Marie Hélène ti prego è importantissimo, tiralo fuori per due minuti e chiedigli di chiamarmi“
“Vedo cosa posso fare Audrey. Ma non ti prometto niente”. E riattacca.
Certe volte mi sembra di essere sposata al presidente Obama. Nota mentale di rivedere – al ribasso- il prossimo ordine di cioccolatini per la Marie Hélène.
Due lunghissimi minuti dopo squilla il telefono.
“Che c’e` Audrey? You ok?”
“Aaaaaaahhhhhhhh, animale, bestia, garage, grande, si muove, come tartaruga, no piu` grande, fai due tartarughe, forse castoro? Oddio magari ha fatto le uova nel garage e adesso siamo infestati? “
“Audrey, tesoro, stai calma , i castori non fanno le uova”
“E tu che ne sai? Who the fuck are you? Piero Angela?” Audrey perde un po’ il senso della misura “Ok, i castori non fanno le uova. Di solito. Questo magari le fa. Sempre che sia un castoro. Che vuoi che ne sappia io di animali? Io sono nata a Roma , Roma capisci? Asfalto ovunque. Gli unici animali che ho visto fino all’età di dodici anni erano le caprette di Heidi. In televisione. E adesso vivo in campagna, nel mezzo del nulla, con animali sconosciuti che entrano in garage”
Alfa, che ha la pazienza di un santo, è abituato al fatto che Audrey, benchè molto abile a destreggiarsi con pannolini, cacche, vomiti, febbri alte, popcorn infilati su per il naso, cadute da biciclette e corse al pronto soccorso, ha un piccolo problema con gli animali. Praticamente tutti gli animali, a parte cani, gatti e quelli morti e già abilmente trasformati in scarpe e cinture. Tutto il resto mi terrorizza. Quando poi non riesco ad identificare la specie zoologica, siamo all’iperventilazione.
“Guarda bene, ha degli aculei? Probilmente è un porcospino”
“Non so, quando mi avvicino grugnisce e poi fa un rumore click clock. Non sembra avere paura…”
“Probabilmente gli piaci, Audrey, sai è la stagione degli amori …. “
“Aaaaaahhhhhhh, cosa faccio adesso ? Tra poco devo uscire e se sposto la macchina rischio di schiacciarlo ….”
“Ok , don’t panic. Ora ti dico esattamente cosa devi fare “
Due minuti dopo sto seguendo alla lettera le istruzioni di Alfa. Ho afferrato la sua mazza da cricket e sto facendo un bel po’ di rumore per farlo allontanare dalla macchina. Ho chiuso tutte le porte che comunicano con la casa e ho aperto quella del garage. Entro nella macchina, le chiavi sono nel quadro. Perfetto. Metto in moto, infilo la retromarcia e con destrezza esco dal garage senza scassare lo specchietto. Parcheggio la macchina nel vialetto davanti casa e con il telecomando chiudo la porta del garage. Mentre la porta si chiude vedo l’animaletto piantato nel mezzo del garage. Sono sicura che mi ha fatto l’occhietto.
Ora devo solo recuperare le chiavi della porta di ingresso dentro la pianta di gerani (nota mentale “cambiare nascondiglio segreto delle chiavi di scorta”) et voila, il gioco è fatto. Adesso esco dalla macchina e ….
Oh merda. Oh merda , oh merda oh …. merda.
Telefono ad Alfa.
“Hello, tutto ok? Tra due ore al massimo sono a casa e mi occupo di fare uscire l’animale dal garage”
“Ehm …. tra due ore? Non si puo` fare un po’ prima?”
“Oh no… Audrey. Che hai combinato? Non trovi le chiavi di riserva?”
“Ehm , no no. So dove sono, ma….”
“Ma cosa?”
“Non posso uscire dalla macchina. Quando ti ho telefonato ero in garage e …. ehm … mi sono infilata in macchina così come ero . In mutande e stivali di camoscio. Sembro la versione per adulti del gatto con gli stivali”
“Accendi la radio my dear. Due ore passano presto”

Il mio Alfa è un ragazzone buono, sensibile e generoso. C’ha un gran cervello e riesce a risolvere complicate equazioni matematiche piene di ixs e di ipsilon, e anche quei problemi astrusi tipo: se un rubinetto aperto versa in una vasca da bagno 5 litri d’acqua al minuto ma dallo scarico ne escono 3 litri al minuto bla bla bla …. quanto tempo ci vorrà per riempirla? (Non saprei, ma se nel frattempo ci avete messo dentro il mio olio da bagno Jo Malone mi altero alquanto !)
Riesce a far entrare e uscire la macchina dal garage, anche più volte al giorno, senza lasciare specchietti retrovisori in terra, strisciate sulla fiancata o abbattere porte automatiche (ehm ehm ….)
In più ha due gambe lunghissime e neanche un filo di pancia (ebbene sì ! La vita è ingiusta, ma tant’è).
Tuttavia, sull’abbigliamento ha un po’ le idee confuse e se lasciato fare di testa sua se ne andrebbe in giro vestito come un barbone (o un tedesco in vacanza che non so cosa è peggio). Non tanto in ufficio, perché con l’abbigliamento formale è difficile fare pasticci, vestito giacca /pantalone, camicia bianca e cravatta . Siccome le cravatte con Mickey Mouse regalate dai colleghi le faccio sparire il giorno stesso, non ci sono problemi. Ogni tanto al massimo mi accorgo di aver scordato di stirare le maniche della camicia e tocca fare il cambio al volo, tipo box ferrari. Il vero problema è l’abbigliamento casual da fine settimana o da uscita al cinema con Audrey.
Alfa in versione weekend è totally random, nel senso che apre l’armadio e si infila la prima cosa che gli capita sotto il naso. Il che non sarebbe un gran problema se non fosse che l’armadio di Alfa contiene reliquie degli anni ’80, orride ma intoccabili. Tipo:
camicia a manica corta color verde pisello (regalo di una ex fidanzata irlandese …”Audrey, c’mon it’s a memory!!”)
maglionciotto a losanghe bianche e rosse di acrilicaccio che fa cric croc quando te la togli e produce scintille nel buio (comprato a Hong Kong mentre faceva il giro del mondo con lo zaino e il sacco a pelo (“please please please … ce l’ho por-tah-toh per un anno intero, ci pensi?” Ehhmmm no, francamente preferisco non pensarci)
maglietta in origine nera con la scritta “Guinnes by night” in cui si dovrebbe vedere solo la spuma bianca della birra e invece è un cencio inguardabile color grigio topo su cui si legge “Gins y ig” (“mah mi pia-cie, it’s very comfortable!”)
magliettazza ex-bianca ora ingrigita della Lazio di non so che diavolo di partita con scritta su schiena “Noi ci siamo ancora!” che non so se sia più triste o più tamarra (“Che vuol dire “tah-mar-rha”?)
400 paia di jeans chiari a vita alta tipo Brandon in Beverly Hills (“mah Audrey, cretevoh che ti piace la vintage, darling!”)
camicia scozzese un po’ felpata tipo boscaiolo canadese (“guarta come sono un vero uomino macho con questah camicia!”)
una quantità indescrivibile di mutande a calzoncino con stampati temi naturali e/o idrogeologici, tipo foreste amazzoniche, cavalli che corrono sulla spiaggia, cascate del niagara. Probabilmente comprate all’ingrosso dalla suocera e passate di contrabbando direttamente nel cassetto di Alfa. Con delle mutande così non avete bisogno di anticoncezionali …
L’anno scorso, in un patetico tentativo di riorganizzazione del guardaroba di alfa (nome in codice dell’operazione “La maglietta della Lazio deve sparire” ) ho prodotto tre sacconi condominiali che ho bonariamente etichettato “socialmente inaccettabili e destinati al centro riciclaggio”. Ma siccome non sono la moglie iena che vorrei essere, ho lasciato che Alfa controllasse il contenuto per recuperare qualcosa che proprio non voleva dar via. E naturalmente i tre sacconi sono diventati due e poi uno e poi solo un sacchettino.
E la magliettazza della Lazio sta ancora lì.

Sono appena tornata da un bel viaggio a Valencia. Ci andiamo più o meno ogni due anni a trovare la nonna di Alfa, bisnonna dei miei gnometti, un’arzilla vecchietta che credo ci sotterrerà a tutti. Grazie alla bisnonnetta ispanica ho anche imparato un po’ di espressioni di cortesia che tornano sempre utili, visto che è sempre stata molto complimentosa nei miei riguardi .
”E` grassa” (gorda); “è più brutta (fea) di quella di prima”; “Alfa è una perla di marito e lei non sa la fortuna (suerte) che tiene”.
Dato che dall’ultima volta che io e la nonnetta sprint ci siamo viste ho perso circa una dozzina di chili e sono decisamente più gnocca della media delle sue nuore, quest’anno ho imparato come si dice “ha l’aria un po’ sciupata” (cansada).
Negli anni ho capito che non c’è niente di personale, alla vecchia non va giù che il nipote prediletto si sia scelto una moglie italiana. Proprio non si dà pace ”Avrei capito inglese, ma visto che se l’è presa straniera, allora perché non spagnola?”.
“Nonna, nel catalogo che ha consultato Alfa quando cercava moglie, le italiane erano le più economiche” le ho spiegato cercando di buttarla in caciara… “Descuento …. mas baratos …. entiendes?!” ho aggiunto dando fondo al mio vocabolario da shopping internazionale.
Macchè, non mi entiendeva proprio…. s’è girata verso mia suocera, roteando un dito intorno alla tempia e aggiungendo, giusto per completezza di informazione “Tambièn es un poco tonta?” .
Per riprendermi dagli incontri con la nonna di solito mi faccio un giretto da Zara. Fare shopping da Zara in Spagna è come mangiare la pizza a Napoli, si gioca in casa! Le cose che vedo nei negozi di Zara a Valencia, non le vedo da nessuna altra parte.
Sicuramente non qui, dove al reparto acquisti devono avere delle scimmie daltoniche che ordinano tutto in verde acqua, carta da zucchero, e prugna. O forse le cose carine spariscono prima che io riesca a metterci le mani sopra, va a sapere.
L’altro vantaggio dello shopping in terra ispanica è che le donne sono tutte magrissime. Fatto di per se straordinario, visto quello che si mangiano (avete presente il ciurro ciurroso y zucheroso azzuppato nel chocolate caliente? Provate, poi mi direte), ma vantaggiosissimo se cercate qualcosa di taglia M da Zara, visto che le S e le XS non entrano neanche alla Barbie di mia figlia. Dove vivo io le donne hanno dei lati B normodotati e di conseguenza le taglie M sono ricercatissime e spariscono subito. A Valencia invece ho caricato su varie cosetas muchos carinos tra cui due paia di jeans in taglie umanamente sostenibili.
L’unico punto negativo è dover fare la coda in cassa dietro ad una serie di Barbie con i loro striminzitissimi jeans taglia XXXXS su un braccio, mentre con l’altro inzuppano il terzo churros della mattinata. Che dio le fulmini!

Venerdì, durante una cena con amici, alfahusband annuncia con una faccia da funerale: “Settimana prossima devo andare a Riga per lavoro, mi dispiace tanto Audrey!”
Rapido passaggio di Audrey dalla modalità amabile padrona di casa che gestisce con competenza la serata (si parlava di giacche di pelle) a quella PANIC NOW. Di solito questi annunci di Alfa provocano una rapida virata della conversazione generale sui nuovi paesi membri dell’ Unione Europea in generale, e sulle Repubbliche Baltiche in particolare. Di queste ultime io - fiera di un’ignoranza che ha attraversato indenne anni e anni di studi – continuo ad confondere allegramente nomi delle capitali, confini, e rispettivi primi ministri, facendo fare ad Alfa delle epiche figure di.
Nel dubbio ho dato un bella scucchiaiata al mio tiramisu` (se hai la bocca piena, nessuno ti fa domande imbarazzanti) e ho lasciato che Alfa continuasse a parlare.
“Così non sarò a casa per San Valentino”
Ho tirato un sospiro di sollievo, deglutito il bolo di mascarpone e savoiardo e ho prontamente riconfortato il marito “Ma figurati, festeggeremo quando torni, che vuoi che sia!”
Svolta della serata, ho potuto smettere di googolare Riga sotto il tavolo per capire dove diavolo si trovasse e in che anno il paese fosse entrato nell’Unione Europea e ho inserito il pilota automatico, perché per un’altra mezz’ora la conversazione era garantita: “San Valentino sì, San Valentino no, ma per carità che festa tamarra, ma dai che in fondo in fondo sei un romanticone, a me i cioccolatini mi fanno schifo, mi ricordo quella volta che al mio ex le rose gliele ho tirate dietro, la sai quella del francese e del tedesco che festeggiano San Valentino con le loro mogli e ….. “. Una pacchia.
Io e Alfa abbiamo una tradizione per la sera di San Valentino, che più che altro è una condanna. Alfa cucina! Fa la spesa a sorpresa e, durante la pausa pranzo, si scarica le ricette più improbabili dal sito www.friggiloerifriggilo.com . Tornato a casa comincia a cucinare!
Tutte le ricette di San Valentino di Alfa cominciano con “sciogli a fuoco lento 4 etti di burro in un tegame bello fondo….” e prevedono dei tempi di cottura biblici . I risultato è che alle 10 la cucina è un porcile, la casa profuma come il retrobottega di un chiosco di fish&chips e io mi sono già mangiata tutti i salatini e bevuta una bella quantità di rosso. O di bianco. O di quelchelè. Se ancora sono in grado di sedermi sulla sedia e di centrare i rifrittoli con la forchetta è un miracolo.
Quindi spero mi perdonerete questa botta di cinismo, ma stasera col marito in viaggio mi va di lusso. Gnometti cenati, lavati, pigiamati e allettati per le otto e seratona fantozziana sbragata sul divano.
Rutto libero opzionale.

Perdonate la latitanza, ma ho avuto due settimane orribili, e non mi sono ancora ripresa del tutto.
La Gnometta ha compiuto da poco 6 anni. Ah, la gioia dei compleanni …..! I bambini super eccitati, le guanciotte rosse, i regali, le candeline da spegnere, i palloncini da scoppiare. Che meraviglia!
Really ?!?
Personalmente il giorno del compleanno dei miei gnometti a me girano sempre vagamente le balle. E devo fare uno sforzo notevole e ripetermi che quello è - giustamente - il loro giorno e non pensare che, visto come stavo messa esattamente 6 o 8 anni prima (non molto in tenuta Audrey e probabilmente senza eye-liner se proprio volete saperlo), forse un regalino per la mamma ci dovrebbe scappare. E invece.
4 settimane prima
Scelta della location della festa ed eventuale tema. L’anno scorso per Gnometta abbiamo fatto una festa a casa sul tema “Principesse e Pirati”. I bimbi si sono divertiti un sacco. Io ho passato la settimana successiva a de-taggare su Facebook allegre foto di Audrey travestita da pirata, il cui didietro sapientemente avvoltolato in calzoncini attillati, appariva preoccupantemente simile alla carta geografica del Brasile. “Ma daaaaaaaai , eri così carinaaaaaaaa ….” si giustificava imperterrita la taggante.
Se stessimo a sentire Gnometto, i suoi compleanni li organizzerebbe direttamente un PR milanese, e al terzo giro ci ipotecheremmo la casa per pagare le casse di Slurpotto d’importazione (Slurpoche?? cliccate qui) . Tanto per capirci, quest’ anno la sua idea era di andare a Eurodisney per il fine settimana con famiglia e amici (lista di dieci amici allegata alla richiesta). Alla fine ci siamo accordati per due ore in un capannone industriale dove per 10 Euro a cranio i pupi si sparano a volontà con una specie di fucile a laser, prima di abbuffarsi doverosamente di pizza e torta. E per mamme, papi e tate al seguito ci scappa pure la Colacola.
3 settimane prima
Preparazione lista invitati. Per la Gnometta è stata particolarmente dura dato che la festa la facevamo in piscina e volendo riportare a casa tutti i bambini in un solo pezzo, il numero dei partecipanti doveva essere contenuto. Non un’impresa facile, considerando le dinamiche affettivo-familiari dei bimbetti di 5 anni. Esempio: Gnometta vuole assolutamente assicurarsi che il suo fidanzatino Lillo venga alla festa. Di Lillo sappiamo che verrà solo a condizione che invitiamo anche il suo migliore amico Lallo il quale non si sposta senza il suo cane Bumbo, il suo amico immaginario Tonto e la tata rumena. Conseguente allungamento lista invitati.
1 settimana prima
Smadonnamento a ruota libera e frullo leggiadro di balle visto che due terzi degli invitati non ha ancora risposto, mentre la metà di quelli che hanno risposto che verranno ha allegato un questionario da riempire Quanti costumi da bagno dobbiamo portare? L’istruttore di nuoto che organizza l’attività parla le 4 lingue con cui Giorgino si sente più a suo agio? E` diplomato Isef ? Possiamo vedere il vostro certificato di battesimo? nonchè una lista dei cibi che il pargolo non deve assolutamente toccare (guess what? Colacola e Slurpotto sono in testa!)
Giorno del compleanno
Preparazione delle “party bags”. Non so se si usano anche in Italia, ma qui nessun festeggiato può andar via se non ha ricevuto un sacchetto di dolcetti con regalino annesso (nel caso di calo degli zuccheri, poveri tesori!). Sappiate che il successo di una festa di compleanno è direttamente proporzionale al successo della party bag tra gli invitati e inversamente proporzionale al successo della stessa tra i genitori degli invitati. Insomma, la party bag è piena zeppa di caramelle colorate, cioccolate alla crema di ribes, strapiene di zucchero che si appiccicano ai capelli e ai sedili delle macchine? Il regalino è piccolino, richiede assemblaggio impossibile per un genitore con mani e dita di misure standard, ma una volta assemblato emette suoni acuti e intermittenti insopportabili? Thumbs up! Stai sereno, la tua party bag e, conseguentemente, la tua festa di compleanno verrà dichiarata un successone!!
Il giorno del compleanno è andato tutto bene, Gnometta ha fatto un’overdose da regali, i bambini si sono divertiti tantissimo, non ce ne siamo dimenticato neanche uno nello spogliatoio. Per quanto sull’amico immaginario Tonto non ci metterei la mano sul fuoco …

Per tutti voi che - proprio come Audrey – l’ultima volta che siete andati a sciare, gli sci li facevano ancora di pietra.
Equipaggiamento
Quando il tipo della ski room dove andate ad affittare il materiale vi chiede che tipo di scarponi volete, si riferisce alla misura e/o al limite al livello delle vostre prestazioni sciistiche. Non gliene frega niente che “cercate qualcosa che vada bene con la vostra tuta da sci, un po’ edgy, possibilmente neri, ma anche gialli potrebbero andar bene, ecco un colore caldo, magari con dei toni dorati, non so se mi spiego, oppure decisamente un verde acido, hai presente?”
Posso dirvi con matematica certezza che il tipo proprio non ha presente. E infatti mi ha mollato un paio di scarponi color cacchina, con delle fibbie a combinazione che per aprirli e chiuderli serviva una laurea in ingegneria.
Una volta sistemati gli scarponi e gli sci, dovete passare da un altro tizio che regolerà gli scarponi sugli attacchi degli sci. Abbiate paura, abbiate molta paura. Per regolare gli sci in modo che non vi si spezzi una gamba in caso di caduta, ma nenache si stacchino quando starnutite in seggiovia, il tizio vi chiederà “Tu, quanto pesi?” . Così, senza pravviso, davanti a tutti i 400 ospiti del vostro stesso albergo, anche loro in fila ad aspettare il loro turno. Mentre voi deglutite, cercando disperatamente di riflettere su esattamente quanti kg potreste togliervi senza che vi ritrovino col culo a valle e gli sci a monte, il tipo ripete, stavolta nella sua lingua materna a scanzo di equivoci “Et alors, tu fais combient de kilo ?” A questo punto nella ski room è sceso un silenzio tombale e il vostro sussurro rimbomberà fino al confine con la Svizzera “….antadue ue ue ue “.
I capelli
Sappiate che il freddo, la neve e il cappellazzo di lana sono una combinazione letale per i capelli. Non serve a niente cospargerli di costosissimi balsami a base di grasso di foca, olio di cocco e burro di mango. Quando arrivate al vostro armadietto, dopo aver sciato due ore nel freddo polare e vi levate la berrettazza (o il casco se siete molto edgy e fate snowboard … che dio vi fulmini!) i vostri capelli emetteranno dei suoni crepitanti e scoppiettanti che neanche un caminetto in Val di Susa, mentre l’energia statica li farà rizzare dritti dritti verso nord. Il mio gnometto più grande sostiene che i miei capelli dopo-sci migliorano la ricezione dei telefonini nel raggio di venti metri. Naturalmente tutto quanto sopra non vale per la mia compagna di armadietto, Svetlana. Un metro e ottanta solo di coscia. Svetlana cammina elegantemente anche con gli scarponi da sci, il che credo contraddica varie leggi della fisica. Svetlana si toglie il casco (perché naturalmente Svetlana è molto edgy e fa snowboard, che dio la fulmini!) e una cascata di capelli biondi le scivola lungo le spalle facendo suisc suosc. Dopodichè si allontana ondeggiando, lasciando una scia di profumo di mango.
Magnà e beve
E` vero che sciando si consumano più calorie che stando stravaccate sul divano a guardare “Un posto al sole” – non che io mai. Ma non esageriamo con l’ottimismo. Se avete sciato 4 ore, considerate che un’ora l’avete passate a fare la fila su i vari impianti di risalita (-20 calorie) o col culo su una seggiovia (-3 calorie) . Sempre che non la manchiate clamorosamente la seggiovia come è capitato a me, non una, ma ben due volte … ma questa è un’altra storia. Un’altra mezz’ora - minimo- l’avrete passata in un certo chalet che il proprietario è un amico del maestro di sci e fa delle cioccolate con panna da sogno (+2500 calorie), un’altra mezz’ora a rialzarvi dalle cadute, racchetta di qua, racchetta di là, no le due racchette nella stessa mano, girati di qua, spingi di là, cazza la randa, tipo balena spiaggiata (calorie non saprei, dignità non pervenuta). Insomma non è proprio come se aveste scalato il Cervino. Quindi, quando arriva il momento del relax post sci, se come me ve siete magnati tutto quello che non aveva delle zampette per scappare, e c’avete dato giù col Campari Orange, poi non lamentatevi se non entrate negli stessi jeans di Svetlana.

Dopo tanti, ma tanti anni Audrey torna a sciare, questa volta con famiglia al seguito. Statemi bene, buon capodanno e ci risentiamo tra una decina di giorni.
E come disse il parroco aspettando la nuova perpetua “… che dio me la mandi bbbbbona!!”

La famiglia del mio hubby è adorabile. Sempre sorridenti, venerano i miei gnometti e li rimpinzano di dolciumi e costosissimi giochi elettronici ad ogni occasione. Ma i regali per me …. tutta un’ altra storia.
Natale 2003: Macchina per fare il pane (alpha husband). Dallo scontrino garanzia risultò essere stata acquistata il 24 dicembre alle 16.45. Ha voluto pensarci su fino all’ultimo a sta genialata di regalo!
Natale 2004: Set di spazzole per capelli (suocera). Da almeno dieci anni porto i capelli cortissimi.
Natale 2005: Libro di Ricette Cucina Tradizionale Inglese (cognata). Tutte le ricette - anche quelle dei dolci – iniziano così ”Versate due belle cucchiaiate di lardo fuso in un tegame spazioso…”
Natale 2006: Borsetta in pelle di ramarro (o simili) color giallo senape con coccarda gigante assortita (sempre la cognata).
L’elenco continua ma non voglio farvi piangere. Ogni anno mi becco dei regali atroci e inguardabili. Non tutti, intendiamoci. Qualche anno fa a sorpresa ho scartato un iPod e a momenti mi hanno dovuto rianimare tanta è stata l’emozione. Ma il regalo atroce e inguardabile non manca mai.
Quest anno il primo premio va senza dubbio alla suocera che si è presentata con uno scatolone blu a strisce rosse con la scritta “Visto in TV“. Ho capito da subito che le cose si mettevano male. Perché la cosa in TV l’avevo vista pure io. In una pubblicità su un canale inglese, di quelle che vanno in onda all’ora di pranzo o nel primo pomeriggio, età media del pubblico 180 anni …. Trattasi di copertazza con cappuccio e maniche incorporate, per guardare la televisione belle comode. C’è pura la tasca per mettere il telecomando. Non sia mai che mi dovessi alzare dal divano per farmi una tazza di camomilla e poi non ricordi più dove ho messo il telecomando. Probabilmente c’è anche una cordicella per attaccarci il Salvavita Beghelli.
“Diabolica la suocera!” ha commentato una mia amica a cui – ancora con la lacrimuccia nell’occhio – avevo spedito una foto dell’oggetto -”così te ne stai a casa a guardare la tele, anzichè andare in giro a far danni. E visto che hai la copertazza su, non devi neanche accendere il riscaldamento ….”

Ieri pomeriggio mi ha telefonato mia cognata, la sorella di alfa husband. Tra un daaaarling e l’altro ho capito che le serviva l’indirizzo di amici comuni che vivono in Scozia.
“Posso richiamarti?” Stavo facendo manovra vicino alla porta del garage e preferivo stare ben concentrata. Vedi puntate precedenti.
“No darling, mi serve proprio ora, è arrivato il corriere e non trovo più l’indirizzo” .
Per farla breve mia cognata si è accorta di avere dimenticato di spedire una cartolina di auguri a questi amici e piuttosto che correre il rischio che non arrivasse in tempo ha deciso di mandarla via DHL. A parte il fatto che sarebbe costato meno prendere un aereo e andarla a consegnare a Edimburgo di persona ‘sta cartolina, sono sicura che l’iniziativa vi sembrerà un filino originale, no?
Non se siete Inglesi.
Gli Inglesi sono fissatissimi con i biglietti di auguri di ogni sorta (“Rimettiti presto”, “Congratulazioni per la nascita di baby Pippa”, “Auguri di pronta guarigione, coraggio! Le adenoidi sono un bel problema!” e recentemente anche “Felice divorzio!” ) , ma i biglietti di auguri di Natale sono tassativi. E` obbligatorio spedirli in tempo e a profusione. E non solo a famiglia e amici. A tutti. Anche al vecchio compagno di banco del liceo, che neanche ti ha accettato l’amicizia su facebook. Anche al dentista. A tutte le maestre dei tuoi figli. A tutti i compagni di scuola dei tuoi figli. Ai genitori dei compagni di scuola dei tuoi figli . Una catena infinita senza Nirvana. Una quantità di cellulosa da deforestazione amazzonica.
A casa mia si comincia presto, decisamente dopo le vacanze estive, ma molto molto prima del ponte dell’Immacolata . Io sono l’addetta all’approvvigionamento cartoline . E non è cosa facile. Devono essere possibilmente in inglese, tassativamente grandi (almeno un mezzo A4) e avere Babbo Natale o Abeti o Bambini che fanno girotondo intorno al pupazzo di neve. Meglio se comprate da Oxfam e dall’Unicef, che tutti sappiano che stiamo disboscando il pianeta per una buona causa. Evitare i soggetti religiosi. I Britannici sono molto politically correct e siccome non tutte le persone a cui mandiamo le cartoline sono di religione cattolica, dobbiamo tenerci sul vago. Altro mio compito da bassa manovalanza è ritrovare tutti gli indirizzi, aggiornarli con eventuali nomi da sposata, nomi da divorziate, decessi e nascite (le cartoline vanno indirizzate a TUTTA la famiglia, quindi se Baby John Junior è nato tre giorni fa, bisogna aggiungerlo). Una bella rottura di palle, cari miei.
Da qualche anno Alfa Husband si è autopromosso a redattore capo delle missive natalizie. Da quando cioè, pervasa da vero spirito natalizio, e marginalmente da spirito scozzese distillato al malto puro, ho scritto delle cartoline di Natale molto affettuose dicendo a molti amici di mio marito, alcuni dei quali neanche conosco, che erano tutte persone fantastiche e che li amavo tutti moltissimo. Anche se quell’anno ho raggiunto vette di popolarità insperate, Alfa ha deciso di occuparsi personalmente dei messaggi di auguri.
Ma mi lascia ancora attaccare i francobolli.
Giovedi` scorso all’uscita di scuola mio figlio annuncia sereno e filosofico che gli hanno rubato le scarpe. E infatti ai piedi porta quelle della palestra da usare per le ore di educazione fisica. Resisto alla tentazione di esclamare “Ma come ? Ma chi? Machica##o?” di Alexdrastichiana memoria e aspetto il seguito.
“E` stato Ciccio” annuncia.
“Mmmmm la faccenda si complica” dico io.
Invece, per dirla tutta, la faccenda è estremamente lineare. Ciccio è un piccolo criminale che frequenta la classe accanto a mio figlio. E` alto quasi quanto me e possiede un numero indefinito di cellulari e smartphone dai quali nelle ore di scuola conduce vari traffici illeciti. Nel caso i genitori di Ciccio arrivassero a questo blog vorrei anche aggiungere che il ragazzino è estremamente sveglio e sono sicura che andrà molto lontano. Sia pure con le scarpe di qualcun altro.
“Prima dell’ora di educazione fisica mi ha chiesto se volevo fare uno scambio e se poteva provare le mie scarpe. Io ho detto di no e quando sono uscito dalla palestra le mie scarpe non c’erano più”.
Il padre di Ciccio lavora con mio marito, ma francamente ce lo vedo poco Alfa Husband ad avvicinare Cicciosenior alla macchinetta del caffè per discutere di calzature Geox che hanno più o meno legittimamente cambiato proprietario.
Fortunatamente non abbiamo dovuto scomodare la diplomazia britannica, perché tornando a casa abbiamo trovato un messaggio sulla segreteria telefonica : “Buongiorno Audrey, sono Cicciomamma. Volevo dirti che Ciccio ha inavvertitamente preso le scarpe di Gnometto, le riporterà domani a scuola. Tanti cari saluti, stammi bene, etc etc.”
Sì certo,” inavvertitamente”. E già che ci sei digli di provare anche quella del “Ma no agente le assicuro, queste pasticche non le ho mai viste. Devono averle nascoste qui a mia insaputa!” che tra qualche anno gli tornerà utile.
Il giorno dopo Gnometto ha di nuovo le sue scarpe ai piedi.
“E Ciccio che ha detto?”
“Niente. Ah no aspetta. Dice se domani posso andare a scuola con la tua giacca, quella nera borchiata. Che se la vorrebbe provare!”